Occhi lucidi
XVIII Settimana T.O. –
Proprio alle falde del monte Tabor viene posta al Signore Gesù una domanda che, nell’economia del vangelo e della sua stessa struttura, è di grande importanza: <Perché noi non siamo riuscita a scacciarlo?> (Mt 17, 19). Nella domanda dei “nove” che erano rimasti a valle mentre Gesù con i “tre” era sul monte si tradisce un certo risentimento da parte dei discepoli: “Perché noi no e tu sì?!”. Da questa domanda, per certi aspetti arrogante, ma, al contempo assai semplice e familiare, si evince una difficoltà che è sempre all’opera dentro di noi: non basta stare con Gesù, frequentare i suoi ambienti per essere veramente come lui fino ad essere capace di liberare, di guarire, di portare oltre i limiti già conosciuti la vita propria e quella degli altri. La difficoltà che vivono i discepoli che sono rimasti in basso è la medesima che vivono quelli che il Signore conduce con sé sul monte per renderli partecipi del mistero della sua trasfigurazione e che viene espressa, come al solito, dalla richiesta di Pietro di costruire delle tende. La risposta del Signore Gesù alla difficoltà di tutti i discepoli – sia sul monte che sul piano, sia di ieri che di oggi – sembra essere in realtà la stessa: <Per la vostra poca fede!> (17, 20).
Ma questa risposta del Signore non è facile da capire perché ancora una volta la nostra tentazione sarebbe quella di cominciare a quantificare il poco e il molto e a paragonarci tra di noi e con lui come appunto fanno gli apostoli dopo che Gesù guarisce <il ragazzo> (17, 18). In realtà avere fede significa entrare in quella luce e vivere di quella luce fino a vedere ogni cosa in quella luce che il Signore ha appena mostrato ai suoi sul monte. Matteo dice che <il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce> (17, 2) e Abacuc ci fa entrare direttamente nel mistero di questa divina ottica: <Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l’oppressione> (Ab 1, 13). Potremmo glossare dicendo: “i tuoi occhi sono così puri da non vedere il male ma vedono e accolgono ogni sofferenza”.
La fede è assumere questa purezza di sguardo che si affina – si lucida potremmo dire – avendo sempre di più occhi per gli altri e sempre meno per se stessi. Infatti, il padre del racconto non chiede per se stesso bensì per il figlio. La reazione al miracolo da parte dei discepoli ci fa intuire quanto essi volessero dimostrare qualcosa compiendolo, mostrando così di avere più attenzione per se stessi che non per questo povero <epilettico> che <soffre molto> (Mt 17, 14). Avere fede a sufficienza per compiere ciò che a prima vista sembra <impossibile> (17, 20), significa sempre mettere la necessità e il bisogno dell’altro al primo posto e assolutamente prima della propria glorificazione attraverso l’altro. Un atteggiamento simile fonda la nostra vita e la nostra stessa sensibilità sulla <Roccia> (Ab 1, 13) che è Dio tanto che, secondo la stupenda espressione del profeta, <il giusto vivrà per la fede> (2, 4) perché non vivrà per se stesso né tantomeno da se stesso. Forse come quel ragazzo e il suo demonio anche noi abbiamo bisogno che il Signore Gesù ci parli <minacciosamente> per scuoterci e rimetterci in cammino (Mt 17, 18).






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!