Gli altri

XX Domenica del T.O. –

Quello di Paolo sembra un grido di protesta contro ogni chiusura che, sottilmente, eliminando gli altri nella loro diversità fondamentale, in realtà uccide ciò che in noi è apertura alla vita: <a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni> (Rm 11, 14). Il profeta Isaia da parte sua sembra sognare e non si accontenta di farlo per se stesso, ma sembra bruciare dal desiderio di condividere il suo desiderio di un modo allargato di sentirsi popolo di Dio: <Gli stranieri hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi> (Is 56, 6). Il sogno di Isaia e il grido di Paolo ci permettono di entrare nella reazione del Signore Gesù davanti a quella donna che sembra sbarrargli la strada e con cui sembra ingaggiarsi una lotta profonda. Questa lotta comincia con una nota assai strana – <non gli rivolse neppure una parola> (Mt 15, 23) – e si conclude con un moto irrefrenabile di ammirazione: <Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri> (15, 29). Tra queste due reazioni del Signore troviamo il modo di pensare dei discepoli: <Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!> (15, 23).

La motivazione che anima i discepoli – quella di liberarsi da un fastidio – non è degna del Signore e non sarebbe stata rispettosa del dolore e della preghiera di questa donna senza nome che rischia di rappresentare così bene la nostra umanità bisognosa non solo di aiuto ma anche di ritrovare la propria dignità senza pretenderla: <E’ vero, Signore – disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni> (15, 27). Proprio mentre il Signore – per l’unica volta nella sua vita adulta – varca i confini di Israele ecco che questa donna lo mette di fronte alla fatica non solo di andare verso i lontani, ma di accettare che gli altri ci vengano incontro chiedendoci una disponibilità che forse non avevamo messo in conto. Così il mondo degli altri e il modo degli altri sono uno stimolo per prendere coscienza di quello che abbiamo ricevuto come dono di grazia e di cui non possiamo semplicemente gloriarci, ma da cui siamo chiamati a farci interiormente formare con gli altri e mai in modo isolato e autoreferenziale.

Il Signore Gesù onora in modo unico e totale il suo ministero di compassione proprio nella misura in cui, quasi esasperando la situazione, può rivelare ancora più profondamente quanto grande è la fede di quella donna che vive oltre i confini visibili della fedeltà del popolo di Israele. Nel suo estremo bisogno la donna chiede semplicemente di essere tollerata. Il Signore, attraverso la sua dura pedagogia di iniziazione alla logica del Regno, la offre a tutti – e prima di ogni altro ai suoi discepoli – come modello di fede e di <preghiera per tutti i popoli> (Is 56, 7). In questi giorni estivi in cui abbiamo forse non solo un po’ più di tempo ma anche una maggiore disponibilità interiore possiamo cercare di fare un passo in più perché gli altri si possano sentire non tollerati, ma accolti e riconosciuti, stimati e onorati in tutta verità.

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