Tempi

XXV Settimana T.O. –

Al salmo responsoriale acclamiamo: <Benedetto il Signore, mia roccia>. Con il Qoèlet forse sarebbe meglio dire: <Benedetto il Signore “mio tempo”>. Di fatto il tempo che ci è dato è un susseguirsi di tempi in cui matura la nostra consapevolezza del mistero della vita in cui il cambiamento e il mutare delle situazioni e delle emozioni è costitutivo oltre che essere fondamentale. Una delle pagine più celebri del Qoèlet condensa le esperienze fondamentali dell’uomo in sette coppie di tempi. In questo dinamismo – talora non così facile da assumere e da portare – si inserisce lo stesso mistero del <Figlio dell’uomo> (Lc 9, 22). Davanti all’entusiasta e giusta risposta acclamativa e riconoscitiva di Simon Pietro: <il Cristo di Dio> (9, 20), il Signore inserisce questa verità in un contesto di crescita e di graduale e paradossale manifestazione: <deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, essere ucciso e risorgere il terzo giorno> (9, 22).

Secondo Luca l’ambito in cui il Signore Gesù pone questa domanda ai discepoli è <un luogo solitario> dove si trovava <a pregare. I discepoli erano con lui> (9, 18). Come al solito l’evangelista pone i momenti più forti e significativi della vita del Signore nel contesto della preghiera. Essa è l’ambito non solo per fare esperienza di Dio ma pure il luogo più adeguato per condividere la propria esperienza di Dio: è un vero e proprio luogo teologico e antropologico. Il Signore Gesù <pregava> al momento di ricevere il battesimo (3, 21), prima di scegliere i suoi discepoli (6, 12) e prima di mettersi direttamente e decisamente in cammino verso Gerusalemme (9, 18) come pure nel tempo della sua immersione nel mistero (12, 50) e nella realtà della sua morte (22, 41).

La preghiera aiuta a cogliere i tempi e i modi diversi della vita, di cui Qoèlet ci da un elenco emblematico senza essere completo, alla luce trasfigurante di Dio: <… e risorgere il terzo giorno> (9, 22). Con questa nota si pone al cuore dei nostri tempi – talora drammatici – il tempo salvifico di Dio. In questo senso se la folla intuisce bene la <risurrezione> a partire dal passato non comprende che il mistero di Cristo non è una sterile riproposizione di tempi andati per quanto gloriosi, ma sta totalmente e decisamente davanti a noi e non dietro di noi, non ci rassicura ma ci spinge oltre le speranze già collaudate e già chiacchierate: <Giovanni il Battista; altri dicono Elia, altri uno degli antichi profeti che è risorto> (9, 19). Talora i tempi della vita ci lasciano perplessi e smarriti, ma possiamo custodire nel nostro cuore la certezza che in ogni tempo il Signore si fa attento alla nostra preghiera che può dare forma alla nostra vita. Perché come dice un Pastore riformato del nostro tempo: <Abbiamo il diritto di godere della vita senza aver bisogno di trovare una giustificazione o una ragione per vivere. La prima e l’ultima parola dell’arte di vivere è proprio la capacità di essere felici nel senso della gratuità e persino dell’inutilità>1. Forse è verso quest’orizzonte di vita che ci spinge l’insegnamento con cui Gesù prepara i discepoli a sopportare e vivere la Pasqua rettificando le loro aspettative e orientando i loro cammini e le loro speranze.


1. A. HOUZIAUX, Apprendere à être heureux, Albin Michel, Paris 2008, p. 301.

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