Curiosità

XXV Settimana T.O.

L’atteggiamento con cui viene presentato Erode nella pagina evangelica di quest’oggi è un tratto ricorrente del carattere umano e assai stimolato nella nostra cultura mediatica: la curiosità! Siamo continuamente spinti ad interessarci a miriadi di cose, ma raramente siamo introdotti alla comprensione profonda del mistero che avvolge e guida la vita. La curiosità mista a qualche fobia di Erode non è sufficiente a creare le condizioni di un incontro reale tra Erode e il Signore Gesù: non può che essere una “diceria” la cui forza è attenuata dai muri del nostro palazzo interiore in cui, dopo averli creati, cerchiamo di sfuggire ai nostri fantasmi mentre continuamente ne creiamo di nuovi e più spaventosi. Ma non c’è speranza alcuna quando si continua ad essere intrigati senza fare il passo della consapevolezza e della scelta di scendere dal trono delle proprie supposizioni per incontrare le persone, non nel passato in cui si scatenano le nostre fantasie illusoriamente gestibili, ma nel presente che richiede la nostra pura accoglienza del mistero dell’altro che ci spinge oltre noi stessi.

Erode non è interessato al Signore Gesù, ma all’alone che lo circonda e di cui forse vorrebbe come impossessarsi in quel sottile anelito di auto-idolatria che non è, in realtà, estraneo a nessuno. Tutto ciò non fa altro che mette in evidenza la sua povertà: chi sa mai che la gente parli più del profeta di Nazaret che non di questo piccolo re di provincia?! La curiosità cinica del re Erode è ben espressa dalla sapienza stoica del re Salomone: è <vanità> (Qo 1, 2) ed è vana. Erode vorrebbe accedere a quel potere che gli sembra la gente dia a Gesù in termini di popolarità e di cui sente quasi il diritto di essere partecipe per darsi in spettacolo per mettere le mani su una forza ostentata che lo attrae e che gli pare essere sua di diritto. Ambrogio dice con estrema chiarezza: <Non si può vedere il Signore in questo mondo se non quando egli lo vuole. Non può vedere Dio colui che non ha voluto vedere Dio. Infatti, non dovunque si vede Dio, bensì in un cuore puro>1.

L’evangelista Luca ci dice con una nota assai intrigante che il tetrarca Erode <non sapeva cosa pensare> (Lc 9, 7) e conclude dicendo che <cercava di vederlo> (9, 9). Da dove può nascere tutta questa confusione mista a desiderio di verifica se non da una reale difficoltà ad incontrare e di lasciarsi incontrare. Il <giorno propizio> (Mc 6, 21) era venuto per far <decapitare> (Lc 9, 9) Giovanni, e verrà il giorno in cui finalmente Erode potrà vedere il profeta di Nazaret di cui tanta curiosità aveva fatto ardere il suo cuore, ma quel giorno – l’alba del venerdì santo (Lc 23, 7ss.) – la sua attesa di miracoli sarà delusa dalla vista di quell’uomo umiliato e martoriato che non gli farà più né paura né invidia tanto che <con i suoi soldati lo insultò, sui fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato> (23, 11). In realtà e in verità Erode e Gesù non si incontrarono mai, mentre <Erode e Pilato diventarono amici tra loro> (23, 12). Le domande di Erode, infatti, erano frutto della sua curiosità sempre alla ricerca di <novità> (Qo 1, 10) senza che mai accetti di rinnovarsi, per questo Gesù <non gli rispose nulla> (Lc 23, 9).


1. AMBROGIO, Omelie su Luca, I, 27.

1 commento

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *