Saggezza
XXV Settimana T.O. –
Il <timore> (Lc 9, 45) che attraversa il cuore e la mente dei discepoli chiamati a confrontarsi con la decisa presa di posizione del Signore Gesù davanti al mistero della propria vita offerta a rischio e in pericolo di vita è il nostro. Nel salmo responsoriale invochiamo e chiediamo di acquistare <un cuore saggio> (Sal 89, 12) e, nella prima lettura, il Qoèlet, che la tradizione identifica con il saggio Salomone, ci svela che la sapienza consiste principalmente nel superare ogni paura dei cambiamenti che prefigurano la morte con la capacità di vivere adeguatamente e totalmente ogni istante della vita: <si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù> (Qo 11, 9). Rallegrarsi del dono e dei doni della vita non significa assolutamente dimenticare il mistero della vita. Lo stesso Qoèlet aggiunge energicamente <Ricordati…> (12, 1) lanciandosi in una impareggiabile descrizione della vecchiaia fatta di splendide e delicatissime immagini che descrivono il declino delle forze e l’approssimarsi della morte: <si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo> (12, 6).
La nostra vita è un passaggio che, solo alla sequela del Signore Gesù, può trasformarsi in una vera Pasqua. Il primo passo è proprio quello di assumere la logica della Pasqua senza timore e nella libertà del cuore. Mentre i discepoli non <ne coglievano il senso e avevano timore di interrogarlo su questo argomento> (Lc 9, 45) a noi è richiesto di dialogare con Gesù – come fecero Mosé ed Elia sul monte della trasfigurazione – del suo e del nostro <esodo> (9, 31). La saggezza che propone il Signore non garantisce né il successo e neanche quella riconoscenza e riconoscimento che ci aspetteremmo giustamente dai nostri fratelli. Il Signore <ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo> (2Tm 1, 10 – Canto al Vangelo) e questo vangelo si riassume in una parola: <Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini> (9, 44). E noi con Lui se vogliamo essere come Lui.
Il vangelo si presenta come una via stretta che denuncia ogni falsità che genera la paura della verità e che rendendoci liberi ci regala una incommensurabile pace interiore. Come spiegava il card. Ratzinger, in una sua omelia quaresimale (nel 1981) in cui commenta le parole di Pilato <Ecco l’uomo> (19, 5), in Cristo flagellato e umiliato possiamo vedere da una parte: <quanto l’uomo possa essere crudele, piccolo e meschino> ma ancora di più <possiamo leggere cosa sia l’uomo nel progetto di Dio e quale cura gli venga riservata>. Le parole del Qoelet con il suo poetico e realissimo modo di attraversare e descrivere le fasi e le varie realtà della vita possono ben aiutarci a superare ogni <timore> di camminare non solo dietro al nostro Maestro e Signore, ma di affrontare ogni passo cui la vita ci obbliga con la stessa decisione e lo stesso coraggio di Gesù.






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