Guarire poveramente
XXV Settimana T.O. –
Ancora oggi la Chiesa e ciascuno dei discepoli del Signore Gesù vengono inviati per le strade del mondo con la doppia consapevolezza della propria ricchezza – il vangelo da annunciare – e della propria povertà – i mezzi con cui annunciare. La parola e il mandato del Signore Gesù trasformano la povertà dei mezzi e gli impedimenti della nostra fragilità in ricchezza e in forza la cui intrinseca ed essenziale povertà si rivelano come una garanzia al genuino annuncio del Vangelo. A noi ora di partire senza ingombri per correre leggeri e veloci sulle strade – talora contorte – delle nostre relazioni per farne un luogo di annuncio e una possibilità di guarigione: <diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie> (Lc 9, 1). Si tratta di andare di cuore in cuore per seminare la gioia di un annuncio di liberazione, di guarigione, di salvezza. Per fare ciò bisogna essere – in prima persona – dei liberati, dei guariti, dei salvati poiché solo il fiore di un’umanità piena può regalare il profumo di una possibile umanità il cui germe – che è il cuore stesso del Vangelo – non può essere imposto, ma solo e amorevolmente deposto nel cuore dei fratelli proprio come si offre un fiore e come ci si lascia conquistare da un buon profumo capace di rifrancare e di rinfrescare.
La modalità del mandato apostolico è racchiusa tra due riferimenti alla sua finalità e alla sua modalità: <guarire> (9, 1) <operando guarigioni> (9, 6). Ogni malattia è frutto di uno squilibrio: eccesso o difetto. Tutta la vita è lo sforzo di ristabilire interiormente la giusta composizione degli elementi per una sana percezione e fruizione del mistero della vita per poterla vivere in pienezza e condividerla generosamente. Allora non possiamo che fare nostra la preghiera che ci è offerta nella prima lettura: <tieni lontana da me falsità e menzogna, non darmi né povertà né ricchezza> (Pr 30, 7). Le parole del salmo non fanno che rafforzare la nostra invocazione: <Tieni lontana da me la via della menzogna, donami la grazia della tua legge> (Sal 118, 29).
Agostino parlando a dei laici responsabili della carità nella comunità non esita ad evidenziare l’incoerenza del Signore Gesù che ordina ai suoi di non portare <sacca> (Lc 9, 3) e invece ne ha una che affida a Giuda Iscariota. Ma lo stesso Agostino spiega che il Signore tiene una <cassa> (Gv 13, 29) proprio per farsi derubare dal <ladro> (12, 6) del gruppo dei discepoli e conclude con un’esortazione: <Non portate borsa, non tenete la sapienza per voi stessi, per voi soli; accogliete lo Spirito Santo e siate una sorgente non un forziere. Non preoccupatevi di ammassare, ma di lasciar attingere!>1. La memoria del tradimento di Giuda è un continuo monito per la Chiesa e per ogni discepolo per non lasciarsi mai prendere da quell’avarizia spirituale che può indurre a fare persino del Vangelo una sorta di tesoro per se stessi. Il Signore ci chiede continuamente di partire liberi da ogni legame e legati solo alla presenza del Maestro e Signore per passare ogni giorno da una povertà subita ad una povertà assunta in vista di un dinamismo di libertà che guarisce profondamente i cuori riscattandoli da ogni forma di schiavitù.
1. AGOSTINO, Discorsi, 101, 6.





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