Il tuo nome è Timone, alleluia!

II settimana T.P. 

Concludiamo questa seconda settimana del tempo pasquale prendendo un tempo di riposo con il Signore che si mostra come colui che è capace, ancora una volta e sempre, di raggiungerci nel bel mezzo della nostra vita di farsi facilitatore e animatore appassionato della nostra pace e della nostra serenità. Possiamo oggi contemplare il Signore Gesù al timone della sua Chiesa. Al timone della nostra vita. Tutto ciò ci viene confermato nella e dalla prima lettura della liturgia: in un momento di difficoltà e di incomprensione all’interno della giovane comunità cristiana, gli apostoli si dimostrano capaci di trovare la giusta e innovativa soluzione senza timore e con grande sicurezza. La nostra vita di uomini e di donne, come pure il nostro itinerario di discepoli e il nostro cammino di Chiesa sempre esigono una leggerezza come quella che permette ad una imbarcazione di solcare le onde riuscendo a raggiungere il porto. Così, mentre infuria la tempesta dello scontento e della mormorazione all’interno della comunità, gli apostoli invece di appesantire la situazione rischiando di affondare così la vita della comunità, con grande libertà, trovano una soluzione nuova che ha il crisma dell’evangelicità in quanto è capace di alleggerire e non di appesantire: <Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola> (At 6, 2-4). Questa creatività di cui gli apostoli si dimostrano capaci nello Spirito del Risorto, forse hanno cominciato ad impararla proprio in quella notte di turbamento e di paura… sul lago. Loro, che quella notte nel mare in tempesta erano stati così paurosi hanno imparato dal Signore a non temere di andare avanti anche quando è <ormai buio> (Gv 6, 17), a trovare una soluzione anche quando tutto è incerto e causa di insofferenza per alcuni che si sentono – più o meno ragionevolmente – trascurato. Meditando su questo testo del vangelo di Giovanni nel 1940, Edith Stein in un poema intitolato La Tempesta così chiede: <Signore quanto sono alte le onde, quanto oscura la notte! Non vorresti forse illuminarla per me che veglio solitaria?>. E il Signore le risponde: <Tieni saldamente il timone, abbi fiducia e conserva la calma. La tua barca è preziosa ai miei occhi, voglio condurla al porto>. Dal canto suo Simone Weil nella stessa cornice storica così dura da portare e da comprendere, scriveva: <Quando un uomo si allontana da Dio, semplicemente si abbandona alla pesantezza>1. E la pesantezza non può che portare ad affondare mentre la leggerezza ci permette sempre di immaginare e di creare persino delle istituzioni nuove per rispondere a nuovi bisogni senza perdere la giusta direzione e tenendo saldamente il timone non per restare fermi ma per avanzare persino quando è <ormai buio>.


1. S. WEIL, L’attente de Dieu, Fayard, Paris 1966, p. 111.

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