Non presumere
XX Settimana T.O. –
La parabola che riascoltiamo nella liturgia odierna ci introduce nel mistero del cuore del Padre che si rivela pienamente e inconfondibilmente nelle parole e nei gesti del Signore Gesù. Al cuore della parabola vi è un invito profondo a rispettare il mistero della relazione di ciascuna creatura con il suo Creatore. A nessuno è concesso di farsi “giustizia” o di pretendere “giustizia” perché a nessuno è concesso presumere di sapere che cosa stia al cuore del desiderio di Dio e che cosa ha prodotto il ritardo di alcuni nel rispondere alla sua chiamata. Il rischio è sempre quello di voler <pascere> (Ez 34, 2) Dio volendo dirigere e limitare la sua misericordia commisurandola al nostro cuore terribilmente e talora incorreggibilmente <invidioso> (Mt 20, 15). Il profeta si scaglia con forza contro i pastori di Israele i quali, contrariamente al modello di buon pastore che è il Signore Gesù, in realtà <pascono se stessi> (Ez 34, 2).
Spesso ci comportiamo nei confronti dei nostri fratelli e sorelle proprio in quel modo che viene oggi aspramente condannato dal profeta Ezechiele: facciamo finta di prenderci cura e di avere a cuore la giustizia mentre, in realtà, abbiamo a cuore semplicemente noi stessi e la nostra supremazia sugli altri. In una sua omelia Giovanni Crisostomo afferma che, in realtà, il Signore chiama tutti fin dalla prima ora ma che accetta la lentezza della risposta e ripropone il suo appello – come fece con Saulo – sulla strada di Damasco a più riprese perché ciascuno possa corrispondere con convinzione e vera generosità. Se ciascuno di noi arriva ad una certa ora a lavorare nella vigna del Signore, per ciascuno di noi il Signore lavora prima della nostra <alba> (Mt 20, 1) e spera pazientemente che il nostro cuore si faccia lavorare e convertire dal suo essere <buono> (20, 15). Giovanni Crisostomo così conclude: <la parabola ci fa vedere che gli uomini si danno a Dio in età molto diverse. E Dio vuole impedire ad ogni costo che quelli che sono stati chiamati per primi disprezzino gli altri>1.
Per non disprezzare gli altri, secondo l’esortazione del Patriarca di Costantinopoli, è necessario custodire un cuore <buono> conscio del fatto che, per quanto noi cominciamo a lavorare prima degli altri, il Signore ha cominciato ben prima di noi. Se entriamo in questa consapevolezza e in questa logica, allora ci faremo imitatori e compagni del nostro Signore e Dio andando a cercare i nostri fratelli e sorelle ad ogni ora del giorno e della notte per farli nostri compagni di lavoro, non per risparmiarci un poco di fatica, ma per la gioia di collaborare insieme alla fecondità e bellezza di quell’unica vigna di cui siamo parte. Non è facile non presumere di essere più meritevoli degli altri per il fatto di aver faticato più di tutti, ma se guardiamo e accogliamo la vita come un dono da condividere, allora, saremo felici anche di chi arriva all’ultimo momento poiché l’amore del nostro Signore e Dio è quello di un padre <buono> che non ha bisogno di sottrarre a nessuno pur dando abbondantemente a tutti: <io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna> (Ez 34, 11).
1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie, 64, 3.





Il più bel commento di questa parabola che abbia mai letto