L’Ora Solare – Tv 2000: La vocazione contemplativa di Fra Michael Davide Semeraro nella tradizione benedettina

L’Abbazia di Novalesa e l’intervento di fr. MichaelDavide a 16:21 della puntata intera: https://www.tv2000.it/orasolare/2026/01/13/moreno-e-giulia-fernandez-fra-michael-elio-sironi/

Svegli e svelti

I Settimana T.O. –

La prima giornata pubblica di Gesù non è per l’evangelista Marco solo un resoconto, bensì una sorta di riassunto preparatorio di tutto il suo Vangelo. Alla fine di questa giornata possiamo portare dentro di noi tutti gli aspetti e gli elementi del mondo con cui il Signore Gesù ci rivela il volto misericordioso e pietoso del Padre. Così commenta Guigo il certosino: <Non bisogna passare sotto silenzio tale mistero che ci riguarda tutti. Lui, il Signore, il Salvatore del genere umano, offre nella sua persona un esempio vivo: solo, nel deserto, si dedica alla preghiera e agli esercizi della vita interiore – il digiuno, le veglie, e altri frutti di penitenza – superando così le tentazioni dell’Avversario con le armi dello Spirito>1. Laddove i discepoli sono presi dalla tentazione di pensare di essere loro a ricordare al Maestro i suoi doveri: <Tutti ti cercano> (Mc 1, 37), il Signore ci ricorda che da lui noi siamo chiamati ad imparare a farci carico delle sofferenze e dei bisogni degli altri senza dimenticare che la fonte di questa disponibilità, piena e intelligente, non può che fluire, come per il piccolo Samuele chiamato a divenire profeta in Israele, dall’umile e docile ascolto.

Se è vero che il Signore Gesù si rivela come taumaturgo e maestro, rimane ancora più vero che egli si pone nella linea dei profeti il cui primo aspetto caratteristico è quello di rimanere svegli ad ogni tocco e ad ogni appello senza presumere di sé; eppure, così capaci di archiviare i propri preconcetti e i propri programmi: <Parla, perché il tuo servo ti ascolta> (1Sam 3, 18). Il Vangelo ci ricorda che il Cristo è venuto per avvicinare la nostra umanità ferita, per sollevarla. Ma non dimentica Colui che lo ha inviato: continuamente guardiamo i nostri fratelli e sorelle in umanità, continuamente leviamo gli occhi del nostro cuore al Padre perché possiamo veramente vedere. Gesù si leva di buon mattino <quando era ancora buio> (1, 35) proprio come avverrà al mattino di Pasqua. Come all’aurora pasquale le donne cercano il Signore fino a trovarlo, così ciascuno di noi è chiamato a non smettere di cercare e di interpretare i piccoli segni – un po’ trasognati come quelli avvertiti dal giovane Samuele – per non assopirci nell’abitudine all’assenza di Dio e invece, continuamente, risvegliarci ed alzarsi – come Samuele e come la suocera di Simone – per ascoltare e per servire.

La prima giornata di Gesù così come ci viene presentata e raccontata da Marco è in realtà lo specchio di ogni nostra giornata chiamata a lasciarsi rischiarare dal passaggio del Signore. La notte in cui Samuele percepisce senza capire subito l’appello di qualcosa che richiede attenzione può ben significare ogni nostra notte di incertezza e di stanchezza in cui, nonostante tutto, <la lampada di Dio non era ancora spenta> (1Sam 3, 3). Ogni notte e ogni giorno possiamo e dobbiamo ricominciare a sperare senza lasciarci bloccare accettando l’<altrove> (Mc 1, 37) della notte che verrà e dal cui seno un altro giorno sorgerà.


1. GUIGO IL CERTOSINO, Meditazioni, 1, 49.

Non basta sapere

I Settimana T.O. –

Il Vangelo ci ricorda che la manifestazione di Cristo nel mondo e nella vita di ciascuno non può avvenire senza una resistenza e un combattimento: siamo ben lontani da un’immagine di vita spirituale irenica, gratificante e senza sofferenza. Se, infatti, incontriamo veramente la luce che è Cristo e accettiamo di esporre la nostra vita al suo raggio illuminante, allora questa non può che mettere a nudo, e in forte imbarazzo, le zone d’ombra della nostra vita interiore. Indubitabilmente molte zone della nostra vita sono refrattarie e impermeabili agli appelli di una vita vera e piena che comporta sempre l’apertura e la disponibilità a mettersi in gioco e a pagare di persona. Stranamente, ma assai comprensibilmente, il Maligno riconosce Gesù fino a ad acclamarlo: <Io so chi tu sei: il santo di Dio> (Mc 1, 24), eppure questo non cambia nulla nel suo modo di opporsi alla santità di Dio.

In modo sottile, l’evangelista Marco ricorda al lettore del suo Vangelo e quindi a ciascuno di noi che, in verità, non basta sapere e che il credere comporta la capacità di lasciarsi disturbare, fino a lasciare che la propria vita cambi radicalmente aprendosi ad una relazione che la rifondi fino a renderla a molti – e forse persino a se stessi – quasi irriconoscibile. La domanda del Maligno: <Sei venuto a rovinarci?>, in realtà non è così lontana da quel senso di fastidio che possiamo sentire noi stessi davanti alle esigenze di un cambiamento di vita che comincia sempre con un di più di libertà. Questo perché sempre la fede in Dio comporta sempre una dilatazione degli spazi della libertà che è il terreno di ogni umana fecondità. Il primo passo della libertà è il coraggio di assumere il proprio reale senza rassegnarsi come fa Anna che non esita a rivolgersi a Dio nella preghiera: <Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava…> (1Sam 1, 11). Anna sa riconosce la grandezza di Dio e, al contempo, la sua piccolezza e povertà sapendo chiedere senza pretendere. In una parola Anna, a differenza del Maligno con cui il Signore non accetta di entrare in nessun modo in dialogo evitando persino lo scontro, è capace di una relazione giusta che permette alla storia di crescere e di cambiare.

Il Maligno sa tutto, ma in realtà non crede, mentre Anna sa di sapere poco eppure si apre ad una fede colma della fiducia propria dei poveri e degli umili e ciò è capace di dare una svolta alla sua esistenza. Infatti: <<La parola è efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio quando viene creduta e amata. Che cosa infatti è impossibile a chi crede, che cosa è impossibile a chi ama?>1. Forse il grande dramma del Maligno è non distinguere la potenza del sapere e quella dell’amare. Un cammino che si apre anche davanti a ciascuno di noi per imparare così, ad imitazione del nostro Maestro e Signore, ad assumere il dolore – ogni dolore – prendendo le distanze dal male – ogni male che faccia male evitando persino di contrapporci disarmandolo col silenzio di chi ama: <Taci> (Mc 1, 25).


1. BALDOVINO DI FORD, Trattati, 6.

Dietro

I Settimana T.O. –

Al cuore del vangelo secondo Marco è incastonata la parola rivolta dal Signore Gesù a Simon Pietro: <Va’ dietro a me, Satana> (Mc 8, 33). Pietro, che rappresenta la resistenza di ogni discepolo allo scandalo della Pasqua, riveste il ruolo di Satana quando tenta di distogliere il Maestro dal compimento della sua missione e del suo particolare modo di annunciare e rivelare il mistero del Regno di Dio, che invece di essere un’irruzione nella storia degli uomini attende di essere accolto esistenzialmente, liberamente e amorevolmente da ognuno. Dopo le feste del Natale, riprendiamo la lettura annuale del Vangelo secondo Marco che esordisce con questo solenne invito del Signore rivolto ai discepoli di ogni tempo e di ogni luogo, e che oggi è indirizzato direttamente a ciascuno di noi. Se il primo invito suona così: <convertitevi e credete nel Vangelo> (Mc 1, 15) questa apertura alla conversione, chiamata a farsi fattiva e concreta adesione, assume i caratteri di una disponibilità a seguire nel senso preciso di stare <dietro> (1, 17. 19) amando di rimanere dietro all’unico Maestro. 

Il nostro cammino di ascolto del Vangelo ricomincia con una sorta di esame di quella che è la nostra reale posizione riguardo al nostro Signore e Maestro: dove ci troviamo rispetto a Lui? Il nostro posto, quello che ci compete, e quello che ci può dare veramente speranza non è davanti, ma dietro. Se l’esperienza del Battista è quella di precedere nel senso di preparare e spianare la strada, come si fa con le persone importanti alle quali sempre bisogna aprire un varco sicuro perché siano accolti, quella del discepolo di Gesù è di lasciarsi continuamente e sempre precedere dal Vangelo per conformare alla sua logica ogni parola, ogni gesto, ogni tratto. Marco fa cominciare la vita pubblica del Signore Gesù con una nota assai significativa: <Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea> (Mc 1, 14). Se tutta la predicazione di Giovanni – secondo la tradizione di Marco – si riassume in una proclamazione solenne: <Viene dopo di me colui che è più forte di me> (1, 7), con il Signore Gesù tutto è uguale, eppure è tutto diverso: si tratta di stare dietro a lui non perché egli si fa più importante, ma perché è da lui che dobbiamo imparare ogni cosa.

Per i discepoli si tratta di rimanere <pescatori> (1, 16) e pertanto imparare a <diventare pescatori> (1, 17) e questo proprio attraverso un’intima comunione di vita con il Signore da cui non si eredita un programma, ma si apprende esistenzialmente uno stile. Degno di nota è il fatto che il Signore Gesù non chiede ai suoi discepoli di sedersi ai suoi piedi in umile ascolto, ma li chiama a camminare aprendosi a nuovi scenari di vita senza nessuna assicurazione sulla vita. Di questo stile testimonia quasi profeticamente la figura di Elkanà: quest’uomo dava <una parte speciale> (1Sam 1, 5) del sacrificio annuale ad Anna perché <amava> proprio di più colei che le aveva dato di meno – in quanto sterile – ma soffriva di più. Cominciando nuovamente il tempo ordinario e rimettendoci dietro a Gesù per imparare da Lui camminando dietro di lui, la Liturgia ci offre in Anna un’icona della nostra umanità afflitta, mortificata e che, spesso, non ha altra via che <piangere> 1, 7) e in Elkanà un’icona di Cristo Signore sensibile al dolore e alla sofferenza, desideroso di essere per noi consolazione. Possiamo porre sulle labbra del Signore Gesù la protesta amorosa del Sufita: <Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?> (1, 8). In altre parole: stai <dietro a me> e non temere perché io starò sempre con te. L’amore per la vita deve essere sempre più forte del bisogno di sicurezza per cui la domanda si fa esigente: <Perché il tuo cuore è triste?>.

24 gennaio H 15.30 – Il Chronicon Novaliciense tra memoria e profezia 

23 gennaio H: 16 – 18 | L’atto di fondazione di Novalesa, un evento che genera avvenimenti

XIII CENTENARIO DELL’ABBAZIA DI NOVALESA

La comunità monastica e la Città metropolitana di Torino sono pronte per celebrare i 1300 anni di fondazione dell’Abbazia di Novalesa.

PER INFORMAZIONI SUGLI EVENTI VAI ALLA SEZIONE: XIII CENTENARIO DELLA FONDAZIONE DELL’ABBAZIA DI NOVALESA

Era il 30 gennaio 726, pieno inverno.
Sono passati 1300 anni, l’Abbazia in Val Cenischia ha vissuto periodi più o meno importanti e centrali nella storia al di qua e al di là delle Alpi, fino a quel 1972 quando la Provincia di Torino la acquistò per non lasciare che andasse in rovina.
Un gesto importante che ha ridato vita nel tempo ad un luogo unico e speciale per storia, fede, arte e cultura.
La Comunità monastica benedettina ha predisposto per il 1300 anniversario dalla fondazione un programma ricco e significativo, con presenze illustri nel corso di tutto il 2026.

Cominceremo i 1300 anni di fondazione proprio all’Abbazia il prossimo 30 gennaio 2026 nel pomeriggio con una celebrazione dei Vespri presieduta dal Cardinale Roberto Repole e poi lungo tutto l’anno fino alla conclusione del centenario il 15 ottobre 2026, giorno della dedicazione della chiesa abbaziale quando un altro cardinale piemontese, mons.  Giorgio Marengo arriverà dalla Mongolia per concludere le celebrazioni.

“Bisogna essere in tanti – commenta il priore dell’Abbazia fratel MichaelDavide – e capaci anche di cospirare per la trasmissione di un dono che può fare del bene soprattutto in un tempo come il nostro, in cui abbiamo bisogno di luoghi di valico, di passaggio che seminano la pace e la concordia, la fraternità. Questo è un po’ il mistero di Novalesa”.

“La Città metropolitana di Torino ha impegnato risorse proprie lungo cinque decenni per conservare l’Abbazia e migliorarla ogni giorno di più – aggiunge il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo – in accordo con la Soprintendenza abbiamo avviato restauri esterni ed interni importanti ed opere di viabilità. Nel 2026 non tutto sarà terminato, ma siamo carichi di entusiasmo per far vivere all’Abbazia un anno straordinario”. Tra gli eventi
in programma, il 31 gennaio nel pomeriggio un concerto meditativo animato dal Coro Harpa Dei; il 15 marzo per la tradizionale processione con l’urna Sant’Eldrado sarà presente l’Abate di Tamiè; domenica 28 giugno la posa della stele commemorativa del 1300° di fondazione presso la Cappella di santa Maria Maddalena e ancora concerti, conferenze, momenti di incontro e Abbazia a porte aperte.

Le celebrazioni avranno una preview tutta torinese, nel pomeriggio del 23 gennaio 2026 all’Archivio di Stato dove sono conservati la pergamena con l’Atto di fondazione e il Chronicon Novaliciense, il rotolo che tramanda la cronaca del monastero, composto da 28 fogli cuciti uno di seguito all’altro e divisa in cinque libri. Si tratta dell’unico componimento letterario che si conosca redatto su rotolo pergamenaceo anziché su codici.

Nonostante l’elevato numero di monasteri fioriti intorno al Mille in Piemonte e nel centro Europa, il numero delle cronache pervenute fino ai giorni nostri è scarsissimo, perciò (come si legge sul sito dell’Archivio di Stato) questo rappresenta uno dei più straordinari documenti cronachistici dell’Italia medievale. È opera di un benedettino di cui non si conosce il nome, vissuto nella metà dell’XI secolo, quando i monaci si erano già trasferiti nel monastero di Sant’Andrea di Torino e in quello di Breme.

La natura e il pensiero: a 10 anni dalla Laudato Si’

una riflessione tra filosofia, teologia, scienza ed educazione alla sostenibilità

Sabato 8 novembre 2025, ore 9.00
Abbazia della Novalesa (TO)

La suggestiva cornice dell’Abbazia della Novalesa ospita il convegno “La Natura e il Pensiero”, promosso dalla Città Metropolitana di Torino e dalla comunità monastica, in collaborazione con istituzioni, enti locali, realtà educative e culturali del territorio. Un’anticipazione degli eventi che, nel 2026, celebreranno i milletrecento anni dalla fondazione dell’abbazia. L’evento si concentrerà sul dialogo tra filosofia, teologia, scienza ed educazione: quattro prospettive complementari per comprendere a fondo la complessità del rapporto tra Uomo e Natura. Non a caso, l’iniziativa è stata organizzata proprio nel 2025, a dieci anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Il convegno offrirà spunti e riflessioni sull’eredità del documento che ha segnato una svolta nella coscienza ecologica globale, avvicinando sguardi diversi attorno a un tema che, analizzando il presente, interroga il futuro.

Il convegno vuole essere un dialogo fra saperi, un’occasione per superare le barriere ideologiche e indagare la natura non soltanto con la lente della Scienza, ma anche come questione culturale, filosofica e antropologica.

A partire dai dati scientifici, l’incontro esplorerà le radici della distanza tra uomo e ambiente, riflettendo sulle visioni del mondo che hanno alimentato questa frattura, che il pensiero ecologico e spirituale vorrebbe sanare.

Programma dettagliato

Mattina (dalle ore 9 alle 13) – relazioni in aula

Moderatori: Gianni Boschis (docente di Geografia, geologo, divulgatore scientifico) ed Eloisa Giannese (giornalista)

9.30-10.00
Saluti istituzionali:
Introduzione del vicesindaco della Città Metropolitana Jacopo Suppo
Intervento del sindaco di Torino Stefano Lo Russo

10.00–10.40
Michael Davide Semeraro (priore dell’Abbazia, monaco, teologo, scrittore)
Ascoltare il grido… della Terra e dei poveri

10.40–11.20
Daniele Cat Berro (Climatologo, SMI)
Scienza ed evidenze della crisi climatica: da Papa Francesco alla situazione attuale

11.20-12.00
Eloisa Giannese (giornalista)
Il compito della filosofia oggi: tornare alla natura, riscoprire l’anima del mondo

12.00–12.40
Armando Minutola (docente di Filosofia)
Io e il mondo: dal Romanticismo alla cittadinanza consapevole

12.40–13.00
interventi dal pubblico e conclusioni della mattinata ad opera di Jacopo Suppo (vicesindaco Città Metropolitana)

Pausa pranzo (dalle 13.00 alle 14.30)

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Pomeriggio (dalle 14.30 alle 17.00)

14.30–15.30
Escursione guidata: Uno sguardo sulla Natura in rapporto all’uomo.
Lezione “en plein air” e Cappella di Sant’Eldrado.
A cura di Cristina Converso (dottore forestale e scrittrice), Luca Cavallo (agronomo) e Gianni Boschis

15.30–17.00
Voci dal mondo della Scuola. Gli aspetti educativi dell’Enciclica visti da docenti e studenti
a cura di Daniele Cane (docente di Fisica);
l’esempio del progetto “Ghiaccio fragile”.
Moderano: Gianni Boschis ed Eloisa Giannese

Conclusioni, consegna attestati e commiato

Partecipazione gratuita, iscrizione obbligatoria

Il convegno è rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire ed esplorare le tematiche ambientali in chiave interdisciplinare, ed è particolarmente consigliato a insegnanti, educatori, tecnici del territorio, amministratori locali, studenti, associazioni culturali e ambientaliste. Ai docenti partecipanti verrà rilasciato un attestato valido ai fini dell’aggiornamento professionale.

Iscrizione obbligatoria tramite link: https://forms.gle/3DpFUwemob3WDNHx6


Città Metropolitana di Torino, Abbazia di Novalesa 

in collaborazione con: Unione Montana Valle Susa,  Meridiani società scientifica, progetto Ghiaccio fragile, SMI, ANISN Piemonte, La Valsusa, ACSEL