Attendere… un messaggio

I Domenica di Avvento 

Il tempo di Avvento e il nuovo ciclo triennale della Liturgia domenicale vengono aperti con una parola che può essere assunta come il vessillo e l’ispirazione di un nuovo tempo di ascolto e di docile conversione, all’insorgere della presenza del Regno di Dio che viene nella nostra storia: <Messaggio che Isaia, figlio di Amoz ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme> (Is 2, 1). Questo versetto introduttorio all’Avvento può essere recepito e accolto come chiave per entrare nel mistero di una rinnovata apertura al mistero di Dio che, ancora una volta, ama e chiede di farsi vita della nostra vita. Se c’è un <messaggio> c’è pure qualcuno attraverso cui questo messaggio viene trasmesso. L’Avvento ci chiede di farci o rifarci doppiamente sensibili: accogliere il messaggio e accettare che esso si possa trasmettere efficacemente attraverso di noi: <La prima venuta fu umile e nascosta, l’ultima sarà folgorante e magnifica; quella di cui parliamo è nascosta, e nello stesso tempo, magnifica. Dico che è nascosta, non perché sia ignota da colui che la riceve, ma perché avviene in lui nel segreto … Avviene senza essere vista e si allontana senza che se ne accorga. La sua sola presenza è luce dell’anima e dello spirito. In essa vediamo l’invisibile e conosciamo l’inconoscibile. Questa venuta del Signore mette l’anima di chi la contempla in una dolce e beata ammirazione. Lo sanno quanti hanno fatto tale esperienza, e voglia Dio che coloro che non l’hanno ancora fatta ne provino il desiderio>1.

Accanto al profeta Isaia che ci accompagnerà lungo queste quattro domeniche nel cammino verso il Natale del Signore, risuona pure la parola dell’apostolo: <questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti> (Rm 13, 11). Il <messaggio> affidato al profeta assume contorni più chiari e diventa un invito alla consapevolezza che ci libera da ogni fuga e da ogni abbaglio della superficialità che apparentemente così vitale è, in realtà, un <sonno dell’anima>. Mentre la liturgia dell’Avvento ci invita ad accendere lumi discreti e soffusi, si accendono, per le strade delle nostre città e per i vicoli del nostro cuore, una serie di luci ammiccanti, così da essere chiamati – anche noi – ad affrontare un piccolo grande combattimento per rimanere consapevoli di ciò che veramente desideriamo, per non lasciarci contaminare dal volere e dal cercare ciò che, in realtà, neppure ci attrae e di cui non abbiamo nessun bisogno. Sempre l’apostolo ci offre un avverbio che può diventare come la nostra piccola lampada alla cui <luce gentile>, come amava pregare il Cardinal Newman, discernere e vivere di desiderio. Questo avverbio è: <onestamente>. Se non sapessimo cosa può significare questo avverbio allora non ci resta che leggere un po’ più oltre <come in pieno giorno> (Rm 13, 13).

Il messaggio da ricevere e da trasmettere è quello di una consapevolezza che si fa onestà nell’accogliere e nell’attraversare la vita di ogni giorno. La parola del Signore Gesù ci riporta a questo mistero di quotidianità che non ha niente a che fare con la banalità: <Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà> (Mt 24, 42). Questa parola del Signore non va intesa e accolta come una minaccia, ma piuttosto come un onore alla nostra dignità di persone sempre e continuamente rimandate alla propria libertà chiamata ad integrare i <due uomini> e le <due donne> che abitano dentro di noi (Mt 24, 40-41). Tenersi pronti non può che essere il segno e il frutto di attendere qualcosa – più precisamente Qualcuno – che ci porta sempre oltre la soddisfazione dei nostri bisogni primari. Il rischio da cui siamo chiamati a tenerci assolutamente vigilanti è quello in cui caddero i nostri padri i quali <non si accorsero di nulla> (24, 39). Una domanda si pone non tanto per loro quanto per noi stessi: non si accorsero di nulla e non vollero accorgersi di niente per evitare di dover scegliere, lasciando che altri scegliessero al loro posto. Teniamo d’occhio le troppe luci di questi giorni e cerchiamo di abbassarle in modo che la notte ci permetta di scorgere le stelle… la Stella. 


1. GUERRICO D’IGNY, Discorsi per l’avvento, 2, 2-4 : PL 185, 15-17

Attendre…un message

I Dimanche de l’Avent –

Le temps de l’Avent et le nouveau cycle triennal de la Liturgie dominicale s’ouvrent par une parole qui peut être considérée comme la bannière et l’inspiration d’un temps nouveau d’écoute et de conversion docile à l’apparition de la présence du Royaume de Dieu qui vient dans notre Histoire : «  Message d’une vision d’Isaïe, fils d’Amos qu’il a reçue touchant Juda et Jérusalem » ( Is 2, 1 ). Ce verset qui introduit l’Avent, peut être reçu et écouté comme la clé pour entrer dans le mystère d’une ouverture rénovée au mystère de Dieu qui, une fois encore, aime et demande de devenir la vie dans notre vie. S’il y a un « message », il y a aussi quelqu’un par qui ce message est transmis. L’Avent nous demande de devenir ou de redevenir doublement sensibles : accueillir le message et accepter qu’il puisse se transmettre efficacement à travers nous : « La première venue fut humble et cachée, la dernière sera fulgurante et magnifique ; celle dont nous parlons est cachée, et, en même temps, magnifique. Je dis qu’elle est cachée, non parce qu’elle est ignorée de celui qui la reçoit, mais parce qu’elle lui parvient dans le secret…Elle arrive sans être vue et s’éloigne sans que l’on s’en aperçoive. Sa seule présence est lumière de l’âme et de l’esprit. En elle, nous voyons l’invisible et connaissons l’inconnaissable. Cette venue du Seigneur met l’âme de celui qui la contemple dans une douce et sainte admiration. Ceux qui ont fait une telle expérience le savent, et que Dieu veuille    que ceux qui ne l’ont pas encore faite en éprouvent le désir »1.

Près du prophète Isaïe qui nous accompagne dans le chemin vers le Noël du Seigneur, tout au long de ces quatre dimanches, la parole de l’apôtre résonne aussi : « D’autant que vous savez en quel moment nous vivons. C’est l’heure désormais de vous arracher au sommeil ; le salut est maintenant plus près de nous qu’au temps où nous avons cru » ( Rm 13, 11 ). Le «  message » confié au prophète assume des contours plus clairs et devient une invitation à la prise de conscience qu’il nous libère de toute fuite et de tout aveuglement de la superficialité, apparemment si vitale, mais qui est en réalité, un «  sommeil de l’âme ». Alors que la liturgie de l’Avent nous invite à allumer de discrètes lumières tamisées, dans les rues de nos villes et les     ruelles de nos coeurs s’allument une série de lumières clignotantes, pour que – nous aussi – soyons appelés à affronter un petit grand combat pour rester conscients de ce que nous désirons vraiment, pour ne pas nous laisser contaminer par  la volonté et la recherche de ce que, en réalité, ne nous attire pas et dont nous n’avons aucun besoin. Toujours l’apôtre nous offre un adverbe qui peut devenir comme notre petite lampe, «  gentille lumière » comme aimait prier le Cardinal Newman, pour distinguer et vivre le désir. Cet adverbe est : «  honnêtement ». Si nous ne devions plus savoir ce que peut signifier cet adverbe, il ne nous reste plus, alors, qu’à lire un peu plus loin «  comme en plein jour » ( Rm 13, 13 ).

Le message à recevoir et à transmettre est celui d’une conscience qui devient honnête dans l’accueil et la traversée de la vie de tous les jours. La parole du Seigneur Jésus nous reporte à ce mystère du quotidien qui n’a rien à voir avec la banalité : «  Veillez donc, car vous ne savez pas le jour où le Seigneur viendra » ( Mt 24, 42 ). Cette parole du Seigneur n’est pas à entendre et à écouter comme une menace, mais plutôt comme un honneur à notre dignité de personne toujours et continuellement renvoyée à sa propre liberté appelée à intégrer les «  deux hommes » et les «  deux femmes » qui habitent        en nous ( Mt 24, 40-41). Se tenir prêts, ne peut qu’être le signe et le fruit d’attendre quelque chose – plus précisément Quelqu’un – qui nous emmène toujours au-delà la satisfaction de nos besoins primaires. Le risque auquel nous sommes appelés à veiller absolument, est celui dans lequel sont tombés nos pères qui «  ne se rendirent compte de rien » ( 24, 39 ). Une question se pose, non seulement à leur sujet, mais pour nous-mêmes aussi : ne s’apercevoir de rien et ne pas vouloir s’en apercevoir  c’est éviter de devoir choisir, laissant les autres choisir à notre place. Tenons à l’œil les nombreuses lumières de ces jours et cherchons à les atténuer afin que la nuit nous permette d’apercevoir les étoiles…l’Etoile.


1. GUERRICO D’IGNY, Discours pour l’Avent. 2, 2-4 : PL 185, 15-17

La natura e il pensiero: a 10 anni dalla Laudato Si’

una riflessione tra filosofia, teologia, scienza ed educazione alla sostenibilità

Sabato 8 novembre 2025, ore 9.00
Abbazia della Novalesa (TO)

La suggestiva cornice dell’Abbazia della Novalesa ospita il convegno “La Natura e il Pensiero”, promosso dalla Città Metropolitana di Torino e dalla comunità monastica, in collaborazione con istituzioni, enti locali, realtà educative e culturali del territorio. Un’anticipazione degli eventi che, nel 2026, celebreranno i milletrecento anni dalla fondazione dell’abbazia. L’evento si concentrerà sul dialogo tra filosofia, teologia, scienza ed educazione: quattro prospettive complementari per comprendere a fondo la complessità del rapporto tra Uomo e Natura. Non a caso, l’iniziativa è stata organizzata proprio nel 2025, a dieci anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Il convegno offrirà spunti e riflessioni sull’eredità del documento che ha segnato una svolta nella coscienza ecologica globale, avvicinando sguardi diversi attorno a un tema che, analizzando il presente, interroga il futuro.

Il convegno vuole essere un dialogo fra saperi, un’occasione per superare le barriere ideologiche e indagare la natura non soltanto con la lente della Scienza, ma anche come questione culturale, filosofica e antropologica.

A partire dai dati scientifici, l’incontro esplorerà le radici della distanza tra uomo e ambiente, riflettendo sulle visioni del mondo che hanno alimentato questa frattura, che il pensiero ecologico e spirituale vorrebbe sanare.

Programma dettagliato

Mattina (dalle ore 9 alle 13) – relazioni in aula

Moderatori: Gianni Boschis (docente di Geografia, geologo, divulgatore scientifico) ed Eloisa Giannese (giornalista)

9.30-10.00
Saluti istituzionali:
Introduzione del vicesindaco della Città Metropolitana Jacopo Suppo
Intervento del sindaco di Torino Stefano Lo Russo

10.00–10.40
Michael Davide Semeraro (priore dell’Abbazia, monaco, teologo, scrittore)
Ascoltare il grido… della Terra e dei poveri

10.40–11.20
Daniele Cat Berro (Climatologo, SMI)
Scienza ed evidenze della crisi climatica: da Papa Francesco alla situazione attuale

11.20-12.00
Eloisa Giannese (giornalista)
Il compito della filosofia oggi: tornare alla natura, riscoprire l’anima del mondo

12.00–12.40
Armando Minutola (docente di Filosofia)
Io e il mondo: dal Romanticismo alla cittadinanza consapevole

12.40–13.00
interventi dal pubblico e conclusioni della mattinata ad opera di Jacopo Suppo (vicesindaco Città Metropolitana)

Pausa pranzo (dalle 13.00 alle 14.30)

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Pomeriggio (dalle 14.30 alle 17.00)

14.30–15.30
Escursione guidata: Uno sguardo sulla Natura in rapporto all’uomo.
Lezione “en plein air” e Cappella di Sant’Eldrado.
A cura di Cristina Converso (dottore forestale e scrittrice), Luca Cavallo (agronomo) e Gianni Boschis

15.30–17.00
Voci dal mondo della Scuola. Gli aspetti educativi dell’Enciclica visti da docenti e studenti
a cura di Daniele Cane (docente di Fisica);
l’esempio del progetto “Ghiaccio fragile”.
Moderano: Gianni Boschis ed Eloisa Giannese

Conclusioni, consegna attestati e commiato

Partecipazione gratuita, iscrizione obbligatoria

Il convegno è rivolto a tutti coloro che desiderano approfondire ed esplorare le tematiche ambientali in chiave interdisciplinare, ed è particolarmente consigliato a insegnanti, educatori, tecnici del territorio, amministratori locali, studenti, associazioni culturali e ambientaliste. Ai docenti partecipanti verrà rilasciato un attestato valido ai fini dell’aggiornamento professionale.

Iscrizione obbligatoria tramite link: https://forms.gle/3DpFUwemob3WDNHx6


Città Metropolitana di Torino, Abbazia di Novalesa 

in collaborazione con: Unione Montana Valle Susa,  Meridiani società scientifica, progetto Ghiaccio fragile, SMI, ANISN Piemonte, La Valsusa, ACSEL