Il tuo nome è Intimità, alleluia!
III settimana T.P. –
L’invito del Signore Gesù è sempre più profondo: <colui che mangia di me, vivrà per me> (Gv 6, 57) e il modello di questa com-unione cui il Risorto chiama ciascuno di noi è sempre più alto <come io vivo per il Padre> (Gv 6, 57). Ciò a cui il Signore Gesù chiama ed invita è una profonda intimità con lui e in lui con il Padre. L’invito a questa intimità ha sconvolto la vita stessa di Saulo: <Chi sei o Signore?> (At 9, 5).
Questo zelantissimo fariseo, che imperversava <sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore> (At 9, 1) per fedeltà alla Legge di Mosè e alla tradizione dei padri, si riscopre sulla via di Damasco ignorante e cieco, incapace di cogliere il nesso profondo tra Gesù, il Figlio di Dio, e i suoi discepoli: <Io sono Gesù che tu perseguiti> (At 9, 5).
Sempre siamo come stretti da due approcci possibili – anche concomitanti – con il mistero di Dio e della sua presenza nella vita nostra e del mondo intero: uno esterno – fatto di leggi, dogmi e prescrizioni – e uno interiore – fatto di intima conoscenza e amore. La grande conversione di Saulo che lo renderà <uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli> (At 9, 15) sarà proprio il passaggio da questo vivere la fede nel Dio dei padri a partire dall’esterno e imparare a riconoscere la presenza di Dio in modo sempre più interiore, gratuito e personale: <Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me> (Gal 2, 20).
Il Signore Gesù insiste: <se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita> (Gv 6, 53). La vita non la si può ricevere in modo estrinseco ma solo in modo interiore, profondo, acconsentendo alla volontà di Dio che è proprio quella di diventare <più intimo a me di me stesso> come cantava Agostino.
Il dono che Anania è chiamato a portare a Paolo che si trova a Damasco <dove rimase te giorni senza vedere e senza prendere cibo né bevanda> (At 9, 9) è proprio l’annuncio di una nuova relazione <Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù> (At 9, 17). Ogni nostro incontro, ogni nostra relazione, ogni nostra fraternità è come la manifestazione di una relazione più profonda e più originaria e fondamentale: quella con il Signore Gesù che diventa relazione nel Signore Gesù.
Non cediamo alla tentazione di discutere: <Come può costui darci la sua carne da mangiare?> (Gv 6, 53) a questa domanda l’unica risposta possibile è quella che Gabriele dà a Maria di Nazaret quando le annuncia la carne del Verbo: <Nulla è impossibile a Dio> (Lc 1, 37). L’impossibile diventa possibile nella misura in cui acconsentiamo a ciò che fino ad oggi abbiamo temuto e schivato come Anania ai cui timori e rimostranze – <Signore, riguardo a quest’uomo…> (At 9, 13) il Signore dice semplicemente: <Va’> (At 9, 15).
Acconsentiamo ad essere nutriti dal Signore Gesù che dice <la mia carne è vero cibo> (Gv 6, 55), acconsentiamo, al pari di Saulo, ad essere guidati per mano e condotti (At 9, 8) perché solo <cadendo a terra> (At 9, 4) e rimanendo “a piedi” <sentendo ma non vedendo> (At 9, 7), come bambini appena nati, saremo nutriti al seno della Vita e godremo dell’Intimità del Risorto per la cui presenza più nutriente di ogni cibo <le forze gli ritornarono> (At 9, 19).






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