Concorrenza?
IX Settimana T.O. –
Non c’è nessuna concorrenza tra Dio e l’uomo! Eppure, non è raro che proprio gli “uomini di Dio” o meglio sarebbe dire, le “persone religiose” rischiano di creare le condizioni di una concorrenza capace di renderli concorrenti in una sorta di scalata di privilegi così estranea al cuore di Dio: <ma egli conoscendo la loro ipocrisia…> (Mc 12, 15). Il Signore Gesù ci rivela l’immagine vera di Dio che, nonostante tutte le resistenze e montature farisaiche, assomiglia proprio ad una moneta con due facce: quella della divinità e quella dell’umanità, imprescindibilmente unite! Non c’è alcun bisogno di distogliere l’attenzione dalla sfera umana per concentrarla su Dio, non si tratta di una sorta di privilegio che ben esprime un bisogno che ci è così proprio, ma che non appartiene, in realtà, al Signore Dio. Dare la priorità assoluta a Dio nella nostra vita è il modo più sicuro e dinamico per assicurare un posto – adeguato, giusto e altrettanto assoluto, ad ogni persona e ad ogni realtà umana la cui esperienza si contestualizza: <Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia> (2Pt 3, 13)
La <giustizia> di cui parla l’apostolo, e che sarà piena solamente nel Regno di Dio, corrisponde alla “giustezza” di cui parla il Signore Gesù ai farisei: <Questa immagine e l’iscrizione di chi sono?> (Lc 12, 16). La domanda diretta e chiara del Signore è l’unica risposta possibile all’ipocrisia dei farisei, i quali si presentano a Gesù con una maschera di benevolenza e persino con parole elogiative in realtà <per coglierlo in fallo nel discorso> (12, 13). Sembra proprio che i farisei vivano di discorsi, mentre il Signore Gesù vive di realtà che sono essenziali, che vanno all’essenziale e che esigono una capacità di sopportare l’essenziale: <Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro voglio vederlo> (12, 15). Questa domanda del Signore Gesù è rivolta a ciascuno di noi ed è quel <denaro> che è la nostra vita, che il Signore vuole vedere da vicino per aiutarci a decifrarne i simboli e il valore a partire dalla sua appartenenza.
Potremmo immaginare il Signore Gesù che tiene in mano la nostra vita e mentre ci lasciamo attraversare dal suo sguardo possiamo accogliere l’esortazione dell’apostolo Pietro: <fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia> (2Pt 3, 14) e ancora <state bene attenti a non venir meno alla vostra fermezza… crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore> (3, 17-18). Per ciascuno di noi è la sfida di tenere bene in mano la nostra vita come si fa con una moneta: ha sempre due facce, sempre rimanda ad altro da se stessa facilitando la relazione e lo scambio, non ha nessun valore se non viene scambiata ed è tenuta semplicemente prigioniera nel materasso delle proprie paure e pigrizie. Il Signore non ci chiede di scegliere tra Lui e noi, tra Lui e gli altri… ci chiede sempre solo di essere consapevoli del senso profondo di ogni realtà sapendo rimanere aperti a ciò che sta all’origine come alla fine di tutto.





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