Promessa
IX Settimana T.O. –
Le parole di Paolo al suo discepolo ed amico Timoteo aprono uno squarcio nella sterile discussione intavolata dai sadducei: <apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù> (2Tm 1, 1). In Cristo riceviamo una promessa di vita che conferma il grande e unico desiderio di vita espressosi nel gesto della creazione in cui continuamente si rivela quanto e come il nostro <non è Dio dei morti, ma dei viventi> (Mc 12, 27). La conclusione del Vangelo riguarda non soltanto il mistero e il punto controverso della risurrezione, ma tocca interamente il mistero della vita: <Voi siete in grande errore> dice e conclude Gesù davanti alla prova evidente apportata dai sadducei. Possiamo ben dire che siamo sempre in <grande errore> ogni volta non sentiamo personalmente e non ci facciamo testimoni e garanti per tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità di quella <promessa della vita che è in Cristo Gesù>.
Il Vivente, la Vita, fa di noi dei viventi e, come Dio stesso che ne è la fonte, possiamo manifestarlo solo e soltanto nella capacità, talora persino paradossale, come nel caso della donna presentato a Gesù, che la vita ci sia presa, quasi scippata. Ciò che sfugge ai sadducei, ed è profondamente rivelato dal Gesù, è il fatto che la risurrezione non è una forma di semplice sopravvivenza, bensì una vera continuità della vita mediante una così profonda trasformazione che esige una rottura ben significata dal riferimento agli <angeli nei cieli> (Mc 12, 25). Quando il Signore Gesù afferma: <Non è forse per questo che siete in errore> continua spiegando e interrogando <perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?> (12, 24). L’apostolo ribadisce tutto questo in altro modo, ma nella stessa linea: <Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio… non uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza> (2Tm 1, 6).
Così esorta un pastore contemporaneo: <Aprite il vostro vangelo. Tenetelo amorevolmente tra le mani. Fatelo vostro. Dalla prima all’ultima pagina il Vangelo è il libro dei risorti!>1. Molto si deve vigilare a non cadere nella stessa trappola di farisei e sadducei i quali, in realtà, non riescono ad immaginare la vita – persino quella eterna – come perpetuazione della propria logica di possesso e di controllo. Il Signore Gesù sottraendosi ad ogni forma di curiosità sulla modalità della vita eterna, sottolinea come l’orizzonte dell’eternità serva a convertire profondamente il nostro modo di vivere il tempo presente. Un cammino è continuamente aperto davanti ad ognuno di noi nella misura in cui vogliamo essere dei discepoli autentici e non semplicemente degli accademici: passare dal <soffrire per il Vangelo> a <soffrire il Vangelo>! Ciò significa accettare che la logica del dono pasquale di Cristo informi e continuamente riformi profondamente, interamente e visibilmente la nostra vita, soprattutto per quanto riguarda il nostro essere in relazione con gli altri: così la nostra capacità di fraternità e di solidarietà sarà promessa di eternità.
1. Mons. D. PEZERIL, Ajourd’hui Jésus, Seuil, Paris 1973, p. 74.





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