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IX Settimana T.O.

Le parole con cui si apre la prima lettura di quest’oggi sono di grande tenerezza: <mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze> (2Tm 3, 10). Ciò che Paolo dice della sua profonda comunione con Timoteo può essere un modo per comprendere la relazione di cui Gesù parla in riferimento al Padre suo: <Siedi alla mia destra…> (Mc 12, 36). Anche noi ascoltiamo più che <volentieri> (12, 37) il Signore, soprattutto quando ci parla del mistero di comunione con il Padre nella cui pneumatosfera, per citare una bellissima espressione di Olivier Clément, siamo chiamati ad entrare a nostra volta per poterne pienamente vivere. Come raramente avviene nei Vangeli, è lo stesso Signore Gesù a sollevare una questione teologica ed esegetica: <Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide?> (12, 35).

Al <come>, che rischia di essere sempre confuso con la questione dell’origine nel senso della discendenza o ascendenza, il Signore Gesù oppone un modo ben più profondo per cogliere il senso profondo del suo mistero e che concerne una relazione profonda ed unica con il Padre la cui intensità supera ogni possibile riduzione ad una questione di genealogia. L’evangelista Marco, che non si sofferma per nulla sulle circostanze della nascita e della genealogia di Gesù, evoca questo detto del Signore che parla di se stesso proprio verso la fine della sua narrazione e a ridosso della Pasqua ormai imminente. È infatti sotto la croce che Gesù sarà riconosciuto dal centurione quale <uomo> rivelatosi nel suo modo di morire <davvero figlio di Dio> (Mc 15, 39). Sottilmente il Signore supera anticipando e neutralizzando tutte le discussioni tendenziose di scribi e farisei sulla sua identità, capovolgendo il modo di valutare la sua messianicità a partire non dalla sua origine, bensì dal suo modo di portare a compimento la sua testimonianza di rivelazione del Padre. Al mattino di Pasqua, il Messia Crocifisso si rivelerà come il Figlio amato che infine <sedette alla destra di Dio> (16, 19).

Non ci sfugga che la breve ed efficace dimostrazione teologica che leggiamo nel Vangelo di quest’oggi, ci riguarda ben più profondamente di quanto possiamo immaginare. Ci viene ricordato dall’apostolo Paolo quando rammenta al suo discepolo: <E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati> (2Tm 3, 12). In tal modo ci viene chiaramente ricordato che anche per noi vale lo stesso metro di autenticazione: la verità del nostro essere discepoli non può essere definita dalla nostra origine “cristiana”, ma dal fatto di accogliere – giorno dopo giorno – le esigenze della nostra fedeltà al Vangelo che risplenderà in tutta la sua luce solo alla fine della nostra esistenza. Per questo Paolo insiste con Timoteo: <Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente> (3, 14). La domanda viene assai spontanea: <Come fare per non ingannarsi?>. Ancora l’apostolo ci dà una pista per non smarrirci nel deserto della vita: <Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare…> (3, 16) prima di tutto noi stessi per rimanere vicino al nostro Maestro e sempre più essergli conformi.

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