Il tuo nome è Fecondità, alleluia!

III settimana T.P. 

Anche noi siamo ciascuno <sul suo carro da viaggio> (At 8, 28) e come l’eunuco di Candace stiamo <leggendo>. Quest’uomo ha nella sua borsa da viaggio, come pane per il cammino, la Scrittura e mentre viaggia cerca di comprendere che cosa vi sia scritto dentro <Sta scritto nei profeti: “ E tutti saranno ammaestrati da Dio”> (Gv 6, 45): viaggiare con la Parola può diventare un modo di affrontare il viaggio della vita.

Il Signore Gesù in questo tempo pasquale in cui si rinnova, si rinvigorisce e ringiovanisce il nostro rapporto con Lui continua ad attrarci a sé con una forza grande e travolgente. Ma l’attrazione di cui il Signore Gesù ci vuole rendere partecipi è verso qualcosa di ancora più grande persino di Lui: <Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato> (6, 44). Si può dunque dire che ogni volta in cui un uomo o una donna si sente attratto dal mistero di Cristo, morto e risorto per noi, si compie un’opera del Padre che lo attrae verso la vita eterna, ossia verso tutto ciò che rende questa nostra vita, che sperimentiamo in tutta la sua limitatezza e povertà, una scintilla e un pregusto di ciò che <vivrà in eterno> (Gv 6, 51). 

Non possiamo comunque nascondere che non è facile viaggiare sul carro della vita – un po’ sballottati di qua e di là – e impegnarsi non solo a leggere ma a capire, tanto che le parole di Filippo potrebbero essere rivolte anche a noi, anche a me: <Capisci quello che stai leggendo?> (At 8, 30). La risposta è negativa: <E come lo potrei?> (At 8, 31). Eppure questo eunuco segnato nella sua vita, nella sua carne dal grande marchio della solitudine e della sterilità continua a leggere un testo che suona così: <Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla?> (At 8, 33). 

Un eunuco che legge della promessa di una posterità indescrivibile! La sua solitudine e la sua umiliazione non potrebbero che crescere eppure senza capire continua a leggere come si continua a mangiare il pane senza seguirne tutto il processo di assimilazione. La preghiera dell’eunuco è la nostra ogni volta che leggiamo, che mangiamo il <pane vivo disceso dal cielo> (Gv 6, 51): <Ti prego di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?> (At 8, 34). A questa domanda Filippo risponde annunziando la buona novella del Signore Gesù che rinnova l’esistenza tanto che, colui la cui vita <è stata recisa dalla terra> (At 8, 33), affondando le sue radici nell’acqua rifiorisce: <discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò> (At 8, 38) strappandolo alla sua sterilità e solitudine e riconsegnandolo a un cammino che <proseguì pieno di gioia> (At 8, 39) perché ormai è la vita eterna per cui <Non dica l’eunuco: “Ecco io sono un albero secco”> (Is 56, 3)

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