Luminosi
X Settimana T.O. –
Il gusto può cambiare l’espressione del volto di una persona e distenderne i tratti: si pensi a un bambino che, dopo tanti capricci, termina di mangiare un buon gelato o al senso di soddisfazione di un adulto che beve l’ultimo sorso di una coppa di ottimo vino. La parola di Dio, accolta e custodita nel profondo del nostro cuore, dovrebbe infondere alla nostra vita quel senso di distensione e di pacificazione profonda capace di rendere il nostro volto disteso e amabile. Solo così il <sale>, (Mt 5, 13) che dà un segreto condimento alla nostra vita, ci renderà capaci di essere <luce> (5, 14). Solo così la nostra vita nella sua totalità di espressione e non solo attraverso la parola diventerà una testimonianza semplice e franca del Vangelo. Lo abbiamo ricevuto proprio per poterlo annunciare e condividere come si fa con un cibo gustoso preso attorno ad una tavola rischiarata dalla luce dell’amicizia. Come ricorda Agostino: <Io vi ho chiamato luce, dice, ma precisò: siete solo una lucerna. Non lasciatevi prendere dai sussulti dell’orgoglio, se non volete che si spenga questa scintilla. Non vi metto sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché illuminiate tutto con i vostri raggi. Quale è questo lucerniere che porta questa luce? Sto per insegnarvelo. Siate, voi stessi, delle lucerne, e avrete un posto sopra questo lucerniere. La croce di Cristo è un immenso lucerniere>1.
Il commento di Agostino ci aiuta a comprendere e a ricordare continuamente che non siamo solo sale e luce, ma lo siamo per la terra e per il mondo e questo non può che essere crocifiggente per tutto ciò che in noi resiste ancora alla logica del dono, che comporta sempre una disponibilità profonda a scomparire come il sale che non può e non deve essere rintracciabile in una pietanza, e a consumare qualcosa di se stessi per fare luce agli altri proprio come una lucerna. Il commento più bello a questa parola che il Signore Gesù ci rivolge come suoi discepoli è la figura luminosissima e così sapiente di questa donna cui il Signore rimanda il profeta Elìa: <Àlzati, va’ a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti> (1Re 17, 9). In realtà, non sembra che questa povera <vedova che raccoglieva legna> (17, 10) sia alla porta della città ad attendere Elìa, né tantomeno veniamo a sapere di essere stata oggetto di una qualche visione o locuzione… tutt’altro!
Sembra che il Signore Dio invii il suo profeta in una terra di persone lontane dalla propria fede e dalla propria cultura per imparare come dovunque sia possibile trovare un’umanità e una cura senza le quali anche le più grandi affermazioni di fede rischiano di essere vuote. Questa donna capace di mettere a repentaglio la sopravvivenza sua e di suo figlio per onorare l’ospite di passaggio che si trova nel bisogno ci aiuta a comprendere di che tipo di sale vuole che noi stessi siamo conditi per essere in verità luce per il mondo e un po’ più dimentichi di noi stessi.
1. AGOSTINO, Discorsi, 289, 6.





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