Il tuo nome è Felicità, alleluia!

IV settimana T.P. 

Le due letture di oggi ci offrono due quadri che anticipano, in un evento e in una parabola, quella <felicità eterna> (Colletta) cui chiediamo di partecipare, facendo nostre le parole della preghiera che raccoglie i nostri desideri e presenta i nostri bisogni a Dio proprio all’inizio della liturgia. Di questa <felicità> è segno il grande cambiamento di atteggiamento interiore richiesto a Pietro quando, stando al suo racconto con cui cerca di schermirsi dalle accuse e dalla disapprovazione di alcuni membri della comunità, <lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitazioni> (At 11, 12). Dopo tutte le resistenze che conosciamo come caratteristiche proprie della personalità di Simon Pietro e di cui ci testimoniano abbondantemente i Vangeli, ecco che l’apostolo ha imparato ad essere più docile e più coraggioso. Infatti, possiamo ritrovare in Pietro le stesse attitudini “pastorali” di cui parla il Signore Gesù nel vangelo: <e ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore> (Gv 10, 16). Possiamo contemplare nella figura dell’apostolo lo stesso cammino cui il Signore Gesù, come bello  e buon pastore della nostra vita, vuole condurci e guidarci: dilatare l’attenzione del cuore e desiderare che tutti vi trovino posto e si ritrovino in esso più vicini tra loro, meno soli e per questo più vicini alla <felicità>.

Quale felicità più grande ci può essere di quella di allargare la propria rete di relazioni e di dilatare la propria capacità di entrare in relazione per creare un contatto con lo stesso Signore? Davanti alla sovrabbondanza con cui Dio ricolma di Spirito Santo la famiglia di Cornelio, l’apostolo non trova altre parole se non quelle proprie di chi si sente sempre superato dal dono della grazia in quello che è il proprio ministero a servizio della grazia: <Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?> (At 11, 17). È come se Pietro si ritrovasse costretto ad andare ben oltre i suoi parametri e oltre gli stessi parametri della Chiesa nascente per scorgere in ogni uomo <la cerva che anela ai corsi d’acqua> (Sal 41, 2) a cui, di certo, non si può sottrarre il dono di un sorso ristoratore. Soprattutto se– dopo tanta fatica – la cerva del cuore giunge finalmente sull’argine del <Dio della mia gioia, del mio giubilo> (41, 4) e vuole e può finalmente dissetarsi. Come si può essere di <impedimento> (At 11, 17) quando tutto, invece, è stato posto da Dio come incitamento alla felicità?!

Tutt’altro! Come dice il Signore Gesù parlando di se stesso sotto la similitudine del Pastore: <questo comando ho ricevuto dal Padre mio> (Gv 10, 18). Si tratta del comando che è poi stato donato e affidato alla Chiesa chiamata ad essere icona della grande felicità di Cristo: <il Padre mi ama: perché io offro la mia vita> (10, 17). Attraversando il mistero pasquale Simon Pietro ha dovuto riconoscere nel Signore Gesù il Pastore della sua stessa vita, capace di accoglierlo oltre ogni rinnegamento ed è qui che ha compreso il mistero del <potere> (10, 18) affidatogli: offrire la propria vita <perché abbiano la vita> (At 11, 18) e si apra per tutti la porta della felicità!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *