Sorpresi
VIII Settimana T.O. –
L’apostolo Pietro esorta: <carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova> (1Pt 4, 12). Lo stesso Pietro che la <mattina seguente passando> (Mc 11, 20) rimase sorpreso del fatto che la parola del Signore detta il giorno innanzi: <Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti> (11, 14) si fosse puntualmente e terribilmente compiuta tanto che lo spettacolo è quello di un <albero di fichi seccato fin dalle radici> (11, 20). Pietro non resiste ed esclama perplesso: <Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto si è seccato> (11, 21). È l’unica volta che vediamo Gesù fare qualcosa di “brutto” e la maledizione del fico fa da cornice alla purificazione del tempio dove <si mise a scacciare quelli che vendevano e compravano nel tempio> (11, 15). Un gesto quest’ultimo che avrà terribili conseguenze nella vicenda del Signore in quanto <l’udirono i sommi sacerdoti e cercavano il modo di farlo morire> (11, 18). I sommi sacerdoti cercheranno di fare a Gesù ciò che Gesù ha fatto al fico: faranno di tutto per s-radicarlo perché il suo evangelo rinsecchisca.
In realtà, l’albero sterile di frutti non è di certo il Signore ma il Tempio trasformato in <covo di ladri> (11, 17), mentre doveva essere sempre e per tutti una <casa di preghiera>. E il Signore Gesù rispondendo alla domanda di Pietro ci svela il segreto stesso della preghiera che è il perdono: <Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate> (11, 25). Il per-dono è il segno che il nostro cuore non si è trasformato in mercato, ma vive della stessa logica di gratuità assoluta che presiede alla stessa vita divina. Ma se nel nostro cuore – come nel cuore del Signore Gesù – è stata sradicata la logica del mercato per far posto all’evangelo del perdono allora è chiaro come i sacerdoti: <avevano paura di lui> (11, 18). La paura nasce dalla capacità di discernere tra le <foglie> (11, 13) che custodiscono i frutti primaticci del fico e le foglie che non custodiscono altro che l’apparenza e il vuoto. Una preghiera senza perdono non porta nessun frutto poiché solo il perdono ci mette nella lunghezza d’onda del Signore e ci permette di entrare in comunione feconda con il <Padre> (11, 26).
Il Signore Gesù ponendo come condizione assoluta della preghiera il perdono è come se desse per scontato che nella nostra vita avremo sempre da perdonare e spesso ci capiterà di avere <qualcosa contro qualcuno> (11, 25) e questo non dovrebbe né sorprenderci né meravigliarci. Eppure, ogni volta che la necessità del perdono evidenzia il male che attraversa la nostra esperienza si continua ad esserne <meravigliati… come se vi accadesse qualcosa di strano> (1Pt 4, 12). La necessità di perdonare e di farsi perdonare è il luogo della <fervente carità> (4, 8), è la forma della più grande <ospitalità> (4, 9), è il più grande <servizio> (4, 10) perché come ama ripetere san Benedetto nella sua regola per i monaci: <in tutto sia glorificato Dio> (4, 11). Il perdono – solo il perdono – è il Tempio purificato e purificante in cui e attraverso cui possiamo presentarci serenamente e veramente al cospetto di Dio come suoi figli.





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