Somigliare
XI Settimana T.O. –
Siamo chiamati a ritrovare la nostra <somiglianza> (Gn 1, 26) con il nostro Creatore e la santità, che tutti cerchiamo giorno dopo giorno, non è altro che il mistero di questa consonanza profonda tra il nostro e il cuore stesso di Dio che si rivela sempre di più come <il Padre vostro celeste> (Mt 5, 48). Nella prima lettura il seguito della storia di Nabot ci racconta come l’iniquità del re induce il Signore a inviare <Elia il Tisbita> (1Re 21, 17) a manifestare tutto il suo sdegno per l’iniqua uccisione dell’innocente. Già nel dramma della prima lettura siamo posti di fronte all’immagine di un Dio capace di minacciare duramente senza mai indurirsi. Davanti alla reazione di Acab che <si coricava con il sacco e camminava a testa bassa> (21, 27), il Signore Dio non esita a mutare la sua decisione e lo fa attraverso la parola dello stesso profeta. La perfezione di Dio, rivelataci in modo così forte dal Signore Gesù, non è immobilità, bensì dinamismo di attenzione alle dinamiche e ai processi interiori delle persone che fanno la storia di ciascuno attraverso cammino talora tortuosi e in cui spesso intervengono dei profondi processi di maturazione e di conversione: <Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me?> (21, 29).
Il luogo indicato dal Signore Gesù per questa evoluzione sempre possibile è la preghiera che permette di maturare uno sguardo limpido, ma non immobile sull’altro, soprattutto quando questi ci rende la vita difficile e penosa: <pregate per quelli che vi perseguitano> (Mt 5, 44). Già la rivelazione ai Padri esige l’amore del prossimo e questo è un principio tanto fondamentale quanto scontato. Ma rivendicando l’amore del nemico il Signore Gesù ricusa ogni discriminazione nei confronti del prossimo. Così prega Gregorio di Narek: <Molti sono i miei peccati, eppure saranno sempre pochi, in confronto al tuo perdono… Cosa potrà fare un pò di tenebra alla tua luce divina? Come può un po’ di oscurità rivaleggiare con i tuoi raggi, tu che sei grande>1.
La perfezione di Dio come Padre consiste nella sua assoluta semplicità che è il segno di una unità profonda tra il suo essere e il suo volere. Per noi è molto diverso perché siamo costantemente abitati da una lotta interiore riguardo a come reagire nei confronti di quanti ci fanno realmente e indubitabilmente soffrire. Il Signore Gesù ci pungola e ci tocca sul nostro orgoglio di figli, sulla nostra dignità di creature volute e amate dal Creatore di tutti: <Infatti, se amate quelli che via amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?> (Mt 5, 46-47). Forse il primo passo che siamo chiamati a fare è proprio quello di riconoscere un certo livello di paganesimo ancora presente nella nostra vita e nella nostra sensibilità per desiderare, magari cominciando con piccoli passi, a somigliare di più al Padre.
1. GREGORIO DI NAREK, Libro di preghiere, 74.





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