Ammirati
XI Settimana T.O. –
Cosa mai importa lo sguardo degli altri ai cui occhi rischia di sfuggire l’essenziale e il più vero della nostra vita? Meglio è lasciarsi guardare e penetrare dallo sguardo di Dio che conosce la verità del nostro cuore sapendone portare tutto il peso di amore. Vivere nell’ombra il digiuno, la preghiera, la carità significa, in realtà, viverla sotto lo sguardo di Dio liberandosi della più inutile e fallace delle preoccupazioni: <State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli> (Mt 6, 1). Pensiamo a ciò che avviene nel nostro cuore quando sorprendiamo qualcuno – senza essere visti – nell’atto di parlare bene di noi tanto da fare l’elogio della nostra devozione e della nostra generosità. Nel nostro cuore si accende un fuoco di contentezza, ma non dimentichiamo di presentare a Dio anche le nostre incrinature egoistiche che il suo amore e la sua misericordia sono in grado di raddrizzare in modo discreto e segreto. Essere ammirati può essere anche una cosa che fa piacere, ma la cosa più importante è di sentirsi guardati dal Padre <che vede nel segreto> (Mt 6, 4).
La conclusione del ciclo di Elìa ci regala un modo assai poetico di pensare non semplicemente alla fine della vita, ma, ben più profondamente, al buon esito possibile per un’esistenza: <Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo> (2Re 2, 11). Questa barriera di fuoco può essere il simbolo di quel segreto intimo ed inviolabile tra ogni creatura e il suo Creatore che esige un certo nascondimento e una profonda dose di mistero. Non solo non c’è nessun merito, ma non ha nessun senso una ricerca spirituale portata avanti per essere ammirati. Il fine della nostra vita, come lo fu per il profeta, non è di esistere agli occhi degli altri, ma di stare serenamente al cospetto di Dio. La preghiera, il digiuno e l’elemosina sono dei mezzi con cui liberiamo il nostro cuore da un’eccessiva attenzione a se stessi per portarsi oltre noi stessi e lasciarci sempre più guardare in verità per riconoscerci nella verità di quello che siamo ben oltre tutte le apparenze.
Un testo di Govanni della Croce può illuminarci e confortarci: <Cosa cerchi fuori di te, se dentro di te hai la tua ricchezza, il tuo piacere, la tua soddisfazione, la tua pienezza e il tuo regno, cioè il tuo Amato, che la tua anima cerca e desidera? Ricorda solo una cosa, che cioè, anche se è dentro di te, rimane nascosto. Solo così, nascosto con lui, lo sentirai in segreto, lo amerai e ne godrai in segreto e in segreto con lui ti diletterai, più di quanto la lingua possa esprimere e i sensi comprendere>1.
1.GIOVANNI DELLA CROCE, Cantico spirituale B,1, 8-9.





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