Sepolcri

XX Settimana T.O.

La risposta del profeta Ezechiele sembra essere la più adeguata tutte le volte in cui dobbiamo andare all’essenza delle cose: <Signore Dio, tu lo sai> (Ez 37, 3). Eppure, ogni volta che abbiamo il coraggio di porre una domanda al Signore non solo dobbiamo lasciare che sia lui a risponderci, ma anche essere veramente e profondamente disposti ad uscire dalle nostre <tombe> (37, 12) per farci ravvivare e condurre più in là delle nostre morti. Anche noi rischiamo – anche senza avvedercene – di essere animati dallo stesso spirito di quei <farisei> (Mt 22, 34) che attraverso uno di loro – <dottore della Legge> (22, 35) – interrogano il Signore Gesù ma semplicemente per <metterlo alla prova> nella speranza di farlo cadere in uno dei loro <sepolcri> (Ez 37, 13). Eppure il Signore non si lascia prendere da questa rete che rende la vita come una pianura <piena di ossa> e che sono <tutte inaridite> (37, 2). Al contrario, Gesù risponde alla domanda che le viene posta con grande esattezza e fino in fondo rivelando – attraverso la sua parola – lo <spirito> (37, 14) che è capace di trasformare la morte in vita e i sepolcri in crisalidi proprio secondo la promessa e la visione di Ezechiele: <Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò> (37, 14).

Questo “elisir” non è altro che il cuore stesso della <legge> (Mt 22, 36) che il Signore riassume in una sola parola ripetuta due volte: <Amerai> (22, 37.39). Il raddoppiamento di questo <amerai> – prima riferito a <Dio> e poi al <prossimo> – è il grande insegnamento e la via propria del Vangelo: Dio e l’uomo, il Signore e il fratello non possono mai essere disgiunti, poiché si rimandano l’un l’altro autenticandosi, in certo modo, l’un l’altro. Con questa risposta, che in realtà è in tutto conforme alla tradizione rabbinica del tempo, il Signore mette in chiaro la novità del suo insegnamento che si esprime in un atteggiamento completamente nuovo. Non c’è più posto per <il più grande comandamento della legge> (22, 36) che naturalmente riguarderebbe Dio, perché questi richiama subito, immediatamente e ineludibilmente quel <secondo simile al primo> (22, 39).

In questo gioco apparentemente scolastico ci viene manifestato lo <spirito> (Ez 37, 9) che viene potentemente invocato dal profeta sulle ossa che si <accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente> (37, 7). Non basta che si corrisponda alla legge di Dio bisogna che questa legge di Dio crei una relazione talmente profonda e vera da permettere di tornare <in vita> e di stare <in piedi> (37, 10). La conclusione “magistrale” del Signore: <da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti> (Mt 22, 40) rivela ai <farisei> il grande segreto a cui forse non sono pronti perché ancora troppo chiusi nelle loro tombe mentali e nei loro cuori sepolcrali. Ma noi siamo forse tanto diversi?! Non abbiamo forse la tendenza a evitare la fatica di vivere i <due comandamenti> deviando continuamente da una parte o dall’altra magari con l’illusione di radicalizzare la nostra vita rendendola, in realtà, inaridita? Si tratta di imparare ad accostare gli elementi della nostra vita come le ossa della visione profetica lasciando libero il vuoto necessario allo spirito per dare vita alla cor-relazione senza la quale la vita è un sepolcro.

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