Purificherò
XX Settimana T.O. –
Le parole del profeta Ezechiele prefigurano la purificazione battesimale e l’effusione dello Spirito nei nostri cuori, come pure quell’<abito nuziale> di cui è sprovvisto quel tale cui il padrone di casa della parabola si rivolge con tono assai duro e severo: <Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?> (Mt 22, 12). Come rispondere a questa domanda e, soprattutto, in che cosa realmente questo tale è mancante? Nella logica della parabola, infatti, è lo stesso padrone di casa che, davanti al rifiuto dei suoi invitati, manda i suoi servi <ai crocicchi delle strade>. Il testo ci dice che i servi <radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala di nozze si riempì di commensali> (22, 10). È chiaro che c’è un rischio da assumere quando si spalanca la porta di casa a delle persone assolutamente diverse e lontane. Forse che il padrone non ha messo in conto che questa massa di poveri avrebbe, almeno in parte, potuto approfittare di così tanta benevolenza imprevista e assolutamente gratuita?
Ciò che manca ai primi invitati, che preferiscono dedicarsi alle loro occupazioni, piuttosto che rispondere all’invito nuziale, non è tanto l’ingratitudine per l’onore che viene loro fatto nell’essere invitati alle nozze, quanto la difficoltà a comprendere che la loro presenza è necessaria ed è richiesta perché la festa nuziale si possa vivere con un livello di gioia all’altezza del desiderio che questo padre ha di preparare il giorno memorabile delle nozze del suo figlio. I primi invitati declinano l’invito adducendo delle ragioni più o meno condivisibili e accettabili. In realtà, ciò che loro sfugge è che l’invito è sempre un riconoscimento della propria povertà e del bisogno che si ha degli altri perché la gioia sia piena. Ciò che, invece, rischia di mancare a quanti vengono spinti dai servi nella sala di nozze, è non rendersi conto che sono lì non per se stessi, ma per dare gioia e quindi tutta l’attenzione deve essere portata sul come questa gioia possa essere all’altezza del desiderio e del bisogno di questo <re che fece una festa di nozze per suo figlio> (22, 2).
L’evangelista annota in apertura che il Signore Gesù <riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e dei farisei> (Mt 22, 1) ed è facile capire quale possa essere il messaggio che viene loro rivolto: loro che per primi sono stati chiamati a rallegrarsi per la presenza tra loro del Figlio, non l’hanno accolto e, anzi, lo stanno per eliminare. Eppure, nel corso della parabola il re si rivolge direttamente a quel tale che viene sorpreso senza l’abito richiesto per una festa di nozze… è a noi che si rivolge. Noi che siamo stati spinti ad entrare nella festa delle nozze rischiamo di essere talmente presi dall’opportunità che si presenta per noi da dimenticare che il re ha bisogno di noi per la sua festa. Le parole del profeta Ezechiele sono per i primi e sono per i secondi, sono per noi quando siamo tra coloro che hanno da fare le proprie cose e non hanno tempo per il Signore e anche quando l’invito del Signore si presenta come un’opportunità: <vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne> (Es 36, 26). Questo cuore nuovo che Dio stesso ci dona dovrebbe farci sentire la sua stessa passione per le <nozze> tra il Verbo e l’umanità così da non poter nemmeno immaginare di declinare l’invito né tantomeno di non rivestirci di tutto ciò che è all’altezza della povertà di Dio che ha bisogno di noi per la sua gioia.





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