Donato
San Matteo –
Matteo nativo di Cafarnao in Galilea, era un pubblicano in quanto esattore delle tasse e quindi ritenuto un collaborazionista degli occupanti e per questo particolarmente disprezzato ed inviso. Questo ci permette di pensare a quest’uomo come una persona che ha tanti amici ma che, in realtà è molto solo, perché non può mai sapere se la sua casa è piena per affetto o per interesse. In questo spazio di apparente compagnia ma di reale solitudine sembra inserirsi il Signore Gesù con il suo appello che viene raccolto immediatamente da Matteo. La tradizione degli evangelisti Marco e Luca lo chiama, invece, Levi – che potrebbe essere il suo secondo nome. Ma anche loro gli danno il nome di Matteo nella lista ufficiale dei Dodici scelti da Gesù come suoi Apostoli ed è con questo nome che compare negli Atti degli Apostoli. E’ da notare e da sottolineare che solo con questo nome – <Matteo> (Mt 9, 9) – parala di se stesso nel suo vangelo. Non è il Signore Gesù a cambiare il nome ma è il Maestro che <passando vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse “Seguimi”>. È come se il Signore Gesù avesse intuito una tensione già presente nel cuore di quest’uomo già sospeso tra il bisogno di ammassare e il bisogno di donare: Matteo significa appunto “donato”. Il Caravaggio ha dipinto tre tele nella Chiesa di san Luigi dei Francesi su commissione di Mathieu Contrel che voleva così onorare il suo santo patrono. La più famosa è certamente la tela che ne ritrae la Vocazione. Levi-Matteo si trova con altri quattro uomini <seduto al banco> e tutti sono vestiti in abiti moderni mentre Gesù e Pietro sono vestiti con abiti coevi all’epoca dei fatti. In questo modo il pittore ci dice che la chiamata di Gesù a cambiare vita è qualcosa di perennemente attuale e che interpella ciascuno di noi: qui ed oggi. La stanza in cui il banco si trova e attorno al quale gli uomini sono seduti è assolutamente buia: la finestra è non solo chiusa ma oscurata tanto da non permettere alla luce di passare. Immagine questa del cuore dell’uomo che si può rinchiudere su se stesso fino a diventare insensibile alla <grazia secondo la misura del dono di Cristo> (Ef 4, 10). Ma un raggio di luce viene dalla mano tesa del Signore Gesù e avvolge tutti e cinque gli uomini presenti. Ma non tutti si accorgono di questo appello che li investe potentemente: due di loro continuano a contare avidamente le monete poste sul tavolo mentre altri due – più giovani – si voltano verso il Cristo Signore… solo Matteo si sente chiamato in causa personalmente. Veramente, come dice sant’Ambrogio, <la vocazione del pubblicano che Gesù invita a seguirlo è tutto un mistero>1. Potremmo dire che questo mistero è il passaggio – conversione – da una vita intenta ad ammassare e a cercare in tutto il proprio profitto, ad una vita capace di donare. Per questo Matteo merita il suo nome di <donato> anche se il dono di Dio avrebbe poi superato di molto il dono che egli seppe fare di se stesso accettando prontamente e incondizionatamente di farsi discepolo: <Ed egli si alzò e lo seguì> (Mt 9, 9).
1. AMBROGIO DI MILANO, Commento su Luca, 1, 5.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!