Il tuo nome è Alato, alleluia!
III settimana T.P. –
La condivisione del pane e dei pesci ha creato un legame tra Gesù e la folla che, in certo modo controlla i movimenti di Gesù e dei suoi discepoli: <notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli> (Gv 6, 22). Ma la folla deve rendersi conto che <Gesù non era più là> (Gv 6, 24) e fare la stessa strada dei discepoli al fine di trovarlo infine <di là>.
Davanti a questo “spostamento” di Gesù la folla pone una domanda: <Maestro quando sei venuto qua?> (Gv 6, 25) e il Signore Gesù risponde in modo provocatorio ma chiaro: <Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura> (Gv 6, 27). La folla dopo aver mangiato a sazietà pensa di sdebitarsi con Gesù facendolo re (Gv 6, 15) e idolatrando il luogo in cui il Signore Gesù ha operato il segno del pane e dei pesci. La folla, ciascuno di noi quando non è sufficientemente “solo/unificato” come il Maestro (Gv 6, 15), davanti ai prodigi operati da Dio nella nostra vita e nella nostra storia, ha la tendenza a voler imbrigliare questa potenza e possibilità nella forma di un “luogo sacro”. L’istinto di sopravvivenza e di conservazione ci spinge continuamente a mettere in scatola anche Dio.
Il Signore Gesù è invece sempre in movimento e noi siamo chiamati a cercarlo per trovarlo sempre <di là dal mare> (Gv 6, 25) e non nel Tempio gelosamente custodito per conservarsi in vita a tutti i costi: <Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo> (At 6, 14). Per la gente “fissata” nelle proprie paure, continuamente alla ricerca di luoghi e tempi di sicurezza e di sopravvivenza, il semplice allargamento di un orizzonte è una minaccia terribile: <distruggerà>!
Il Signore Gesù, Risorto e Vivente, si sottrae ad ogni “fissazione” e per questo subito se ne va sul monte e oltre il mare per non perdere il contatto con lo spazio in tutta la sua altezza ed ampiezza, per non lasciarsi rinchiudere in un bisogno <voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati> (Gv 6, 26) mentre egli vuole, saziando il bisogno, dilatare il desiderio verso le vette dei monti e gli amplissimi orizzonti marini che si riflettono nei tratti dei suoi discepoli: <fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo> (At 6, 15). Gli angeli non mangiano ma sono in grado di nutrire e soprattutto non si sedentarizzano mai e non sono soggetti ad alcun limite di spazio e di tempo.
Stefano prima di morire è già un risorto perché si è nutrito del pane <che il Figlio vi darà> (Gv 6, 27) in virtù del quale ha sviluppato pienamente l’abbozzo di ali di cui tutti siamo dotati. Possiamo chiedere a nostra volta: <Che cosa dobbiamo fare> (Gv 6, 28) per sviluppare le nostre ali? Sembra che basti <credere in colui che egli ha mandato> (Gv 6, 29). Se ascoltiamo fino in fondo il Signore Gesù ance il nostro volto sarà <come quello di un angelo> (At 6, 15) perché l’abbozzo delle ali non sono altro che le nostre orecchie che sono pure la nostra vera bocca per nutrirci di cielo. Il Padre ci nutre ogni giorno al suo stesso Petto che è Cristo e attende che raggiungiamo la <piena maturità> (Ef 4, 13) per mettere anche su di noi il suo <sigillo> (Gv 6, 27).






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