Il vangelo
XXIV Settimana T.O. –
Il testo che ascoltiamo oggi tratto da Luca può essere l’esplicitazione più chiara e più forte di ciò che – nella prima lettura – ci viene tramandato come il testo più antico delle Scritture cristiane, il kerygma della nostra fede pasquale: <Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato> (1Cor 15, 1). Di certo, una pagina scelta ed emblematica di Vangelo è quella che la Liturgia ci dona di rileggere quest’oggi come riassunto dell’esperienza sempre possibile e mai scontata di salvezza che si concentra nell’insegnamento di Gesù a Simone: <sono perdonati i suoi peccati, perché ha molto amato> (Lc 7, 47). Come non benedire il Signore che ci lascia liberi di scegliere i cammini per la nostra vita – lo fa per la donna e lo fa per il fariseo – ma con la sua delicata e adeguata presenza ci mette in condizione di rettificare i nostri cammini attraverso la sua luce che rende le nostre ombre – senza le quali non saremmo noi stessi – dolci e benefiche.
Infatti, non è il nostro amore ad essere causa e misura del perdono divino ma, al contrario, è l’amore misericordioso e gratuito di Dio – così come ci viene rivelato in Gesù quale vangelo di Dio – ad essere quasi un richiamo del nostro amore contrito e riconoscente. Monsignor Michel Santier commenta: <Luca fa di questa donna il simbolo dell’atteggiamento cristiano in quanto tale, mette sulla sua bocca di peccatrice il “sì” di Maria la tutta-pura. All’inizio del suo vangelo, ci mostra ciò che Dio può fare in un cuore totalmente disponibile; qui, ci fa vedere il modo in cui agisce nel cuore del peccatore>1. E se forse faremmo talora fatica ad identificarci con Maria riconoscendoci nella sua piena disponibilità alla grazia e la sua assoluta docilità alla sua opera, non avremmo nessun problema ad identificarci in questa <donna peccatrice> (7, 37).
La domanda si fa forte: <Cosa viene prima l’amore o il perdono?>. La risposta del Signore è chiara ed evidente: è il perdono e l’amore sono la stessa cosa e sono capaci di esprimersi e potenziarsi reciprocamente. Il Signore si lascia avvicinare a partire dai piedi – dalla sua umanità che condivide le nostre povertà – ed è a quel livello che si pone l’esperienza di relazione trasformatrice della donna mentre Simone rimane a distanza e valuta ogni cosa a partire dalla testa, attraverso un rigoroso ma falsato esame intellettuale che non può che muoversi sempre sul terreno del <poco> (7, 47) mentre l’amore si muove sempre sul terreno del <molto>, dell’eccesso rivelatosi in Cristo Gesù <che morì per i nostri peccati> (1Cor 15, 3). La liturgia bizantina con suo consueto stupore davanti alla bellezza che salva così canta: <O beate mani, o capelli e labbra della casta meretrice! Perché queste mani versarono l’unguento profumato sui tuoi piedi, o Salvatore, che essa poi asciugò con i suoi capelli coprendoli di baci>. La misericordia di Gesù non crea dipendenza o servile attaccamento, bensì riapre i cammini della vita: <Va’ in pace…> (Lc 7, 50). Si può e si deve concludere proprio con il sospiro paolino: <A meno che abbiate creduto invano!> (1 Cor 15, 2).
1. M SANTIER, Soyez dans la joie, DDB, Paris 2007, p. 185.





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