Occhio!
XI Settimana T.O. –
Nel modo di parlare consueto si dice, appunto, per richiamare l’attenzione di qualcuno: <occhio!>. Il Signore Gesù ci sembra richiamare ad una misura supplementare di attenzione. Del resto, ci si può sempre sbagliare e questo bisogna saperlo senza per questo drammatizzare eccessivamente. Nella prima lettura ci viene narrato uno degli episodi più cruenti che troviamo nella Bibbia, capace di risvegliare in noi proprio l’attenzione per non cadere nell’illusione, frutto dell’accecamento prodotto dal dolore, di Atalìa la quale, infine, cade vittima del suo stesso inganno in una disperazione toccante che accompagna la sua vita fino alla morte: <visto che era morto suo figlio si accinse a sterminare tutta la discendenza regale> (2Re 11, 1). Si può veramente dire che Atalìa è una donna accecata dal dolore tanto da non vedere più nulla se non il proprio bisogno di vendetta che non dà più nessuna speranza di vita… per nessuno e – non può essere diverso – neanche per se stessa tanto che infine: <Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l’ingresso dei Cavalli e là fu uccisa> (2Re 11, 16)
Un altro detto popolare ci può aiutare in questa giornata: “non è oro tutto ciò che luccica” e questo riguarda anche profondamente la nostra stessa vita. Persino le nostre qualità e i nostri legittimi successi possono diventare preda della ruggine dell’orgoglio capace di corrodere le cose più vere e le sensibilità più autentiche. Solo una relazione con Dio che parte e dimora nel profondo può rendere inossidabile il nostro cuore che, come un vero e inviolabile forziere, è chiamato a custodire e incrementare il <tesoro> (Mt 6, 21) che ci è stato affidato. Si può veramente dire che tutto comincia dall’<occhio> chiamato ad essere <semplice> e <luminoso> (6, 22) per essere capace di illuminare. Il detto del Signore Gesù che ci ammonisce ed esorta: <accumulate per voi tesori in cielo> (6, 20) non può essere assolutamente inteso come una fuga dalle nostre responsabilità nella vita presente.
Ciò che il Signore ci chiede è una profonda conversione dello sguardo per imparare a vivere le opportunità che la vita ci offre in una logica che non sia mondana, bensì evangelica. La tragica figura di Atalìa ci aiuta a capire quale possa essere il pericolo anche per la nostra vita: cedere ad una logica vendicativa che ci inclina ad ammassare per noi stessi. Diverso è l’atteggiamento di questa donna poco conosciuta e poco citata e di cui però le Scritture, come spesso avviene, ci tramandano il nome: <Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Azazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti> (2Re 11, 2). Possiamo ammirare in questa donna il coraggio di chi sa custodire non per se stessi, ma in vista di un bene più grande e con una capacità di guardare il reale in modo più ampio e generoso. L’ultima ammonizione del Signore Gesù ci raggiunge profondamente: <ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso> e come se non bastasse <Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tua tenebra!> (Mt 6, 23).





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