Per sentito dire!
XXVI Settimana T.O. –
Alla fine del suo lungo itinerario di purificazione attraverso la “scuola del dolore” (Gregorio Magno) Giobbe può dire in tutta verità: <io ti conoscevo per sentito dire, ma i miei occhi ti vedono> (Gb 42, 5). Così accogliendo i settantadue discepoli di ritorno dalla loro prima esperienza “pastorale”, il Signore Gesù li aiuta ad andare al cuore della loro esperienza: l’essenziale non è ciò che hanno fatto vedere ma l’approfondimento della loro esperienza di fede <Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete> (Lc 10, 23).
Passare da una fede fatta di luoghi comuni, di comuni paure o di bisogni infantili di sicurezza e protezione ad una fede personale capace di rischiare e di pagare di persona. Giobbe è passato tutto intero – dalla testa ai piedi – in questo terribile crogiuolo della fede e, alla fine, può finalmente passare dalla discussione su Dio – la parte più cospicua di tutto il libro – ad una relazione con Dio: <Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te> (Gb 42, 1). Spesso il nostro bisogno di controllare Dio attraverso le nostre immagini e concetti su di lui non fanno altro che rendere l’Onnipotente un “poveretto”. Non raramente proprio chiedendo a Dio di mostrare la sua forza e la sua potenza non facciamo altro che rendergli impossibile di intervenire nella nostra storia e di accompagnare il nostro cammino.
Come Giobbe, come i discepoli anche noi abbiamo bisogno di vivere l’esperienza del salmista il quale può dire: <Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti> (Sl 118, 71). Laddove tendiamo a riporre la nostra gioia nei nostri successi “pastorali” <anche i demoni si sottomettevano a noi nel tuo nome> (Lc 10, 17), il Signore Gesù ci invita a riporre la pienezza della nostra gioia nel Mistero che avvolge la nostra vita e che non è scritto sulla terra ma tra le stelle del cielo: <Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli> (Lc 10, 20).
Siamo chiamati ad attraversare la vita e la storia con i piedi per terra e gli occhi sprofondati fra le stelle del cielo. La verità, la bellezza e la gioia del nostro essere e del nostro vivere abita nel vuoto che intercorre tra cielo e terra: nel desiderio!
Per conservarci in vita il Signore, come nel caso di Giobbe, è talora obbligato a gettarci <su polvere e cenere> (Gb 42, 6) al fine di non farci dimenticare che la nostra <patria invece è nei cieli> (Fil 3, 20) e che il segreto della nostra gioia in terra consiste in questo desiderio che ci fa andare sempre oltre. Solo questo oltre ci permette di conoscere ogni giorno di più e non <per sentito dire> (Gb 42, 5) l’autore della nostra gioia e della nostra pienezza.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!