Il tuo nome è Spazio, alleluia!
V Domenica di PASQUA –
Nella prima lettura veniamo posti davanti ad un momento di crisi della vita della comunità in cui, come spesso accade, all’aumento numerico corrisponde anche l’insorgere di qualche problema in più: <quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica, perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove> (At 6, 1). Questa nota di Luca ci aiuta prima di tutto a comprendere e a ricordare che <aumentando il numero dei discepoli> non è detto che si approfondisca e si radicalizzi la propria fedeltà al Vangelo. In particolare, per quanto riguarda la logica di attenzione verso tutti e, in particolare, verso i più deboli e i più poveri di cui le <vedove> sono simbolo assai eloquente ed evocativo. Pertanto, la reazione degli apostoli può essere considerata squisitamente evangelica! Invece di cercare le ragioni e i torti, davanti a un problema che tocca le persone più vulnerabili, sembra che per gli apostoli la cosa più importante sia quella di lasciarsi interpellare radicalmente da ciò che sta avvenendo. Questo vale persino quando ci si deve confrontare con situazioni di malcontento in cui si riversano le normali difficoltà a comprendersi tra persone di origine e di indole diverse. Così, alla luce del Vangelo e sotto l’ispirazione dello Spirito del Risorto, si va trasformando il disagio in un’occasione di incremento di sensibilità che si fa capace di creare uno spazio completamente nuovo anche a livello di struttura organizzativa della vita della comunità. Quest’apertura crea un nuovo territorio di relazione che va ben aldilà del ristretto gruppo degli apostoli: <cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico> (At 6, 4)
Nella vita della Chiesa vediamo che si continua a vivere nella luce dell’insegnamento e dell’esempio dei Risorto. Anche il Signore Gesù, infatti, si mostra capace di trasformare un momento di difficolta e di dolorosa separazione, come può essere la sua morte, in un’occasione per rinsaldare e approfondire ulteriormente i legami pur nella distanza: <Vado a prepararvi un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me> (Gv 14, 3). Il Signore Gesù legge ed interpreta la sua morte imminente nella logica della Pasqua e dell’esodo per cui, quale nuovo Mosé, precede il popolo dei salvati attraverso le acque che conducono alla terra della libertà e della liberalità. Il viaggio di Gesù attraverso la morte è un ritorno a casa che fa risuonare l’invito per tutti di tornare a casa. Nella vita di Dio, questo è il magnifico messaggio del Signore Gesù, c’è spazio e c’è posto nella misura in cui accettiamo di prendere il nostro posto nella stessa intimità che unisce il Padre al Figlio. Si può immaginare qualcosa di più spazioso e amabile di un angolo di divinità? Il Signore ci rassicura: <Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me> (14, 11). Questa divina intimità invece di richiudersi in se stessa, non fa che creare uno spazio sempre più ampio di accoglienza e di partecipazione cui ciascuno di noi è invitato. Ciò che il Signore Gesù ci trasmette e ci rivela è l’immagine di un Dio così spazioso da essere in grado di fare spazio. Questo comporta per noi non solo di entrare nello spazio di Dio, ma di fare della nostra stessa vita uno spazio per Dio che sia recepito dagli altri, uno spazio di Dio in cui sentirsi accolti e trovarci sommamente a proprio agio.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!