In-erenza

XI Settimana T.O.

La verità della nostra preghiera sta a fondamento della verità della nostra vita. Se nella vita cerchiamo di essere coerenti cercando di vivere una corrispondenza tra le parole che diciamo e i gesti che compiamo, questo è realmente e durevolmente possibile solo nella misura in cui nel profondo del nostro cuore si crea una in-erenza tra ciò che noi siamo e quella segreta presenza di Dio in noi che forma e continuamente riforma il nostro volto di uomini e di donne. Il fatto che la liturgia odierna prepari il testo della consegna della forma di preghiera da parte di Gesù agli apostoli con la memoria di Elia simile ad <un fuoco> (Sir 48, 1), ci aiuta a cogliere e a vivere la consegna della preghiera come la realtà che permette alla nostra vita di trovare un fondamento sicuro e duraturo. Fu così per Elia, fu così per Gesù, speriamo sia ugualmente vero per ciascuno di noi.

Le parole sono chiamate ad esprimere, e non a mascherare, il nostro desiderio non di far entrare Dio nel nostro modo di vedere e nei nostri schemi, bensì a lasciare che il modo di guardare i suoi figli da parte del Padre di tutti, divenga il nostro stesso modo di guardarci reciprocamente, per accoglierci come veri fratelli. Si dice che la parola del profeta Elia <bruciava come fiaccola> e ancora di più sono brucianti le parole con cui il Signore Gesù ci chiede di rivolgerci al Padre che è nei cieli per imparare ad essere sulla terra delle nostre difficili e talora così ferite relazioni un riflesso della sua bontà e della sua misericordia. La consegna del modello della preghiera del discepolo comincia con un invito a prendere coscienza di una differenza senza la quale nessuna preghiera sarebbe all’altezza del Vangelo: <non sprecate parole come i pagani> (Mt 6, 7) e finisce con la consegna di un criterio di discernimento imprescindibile: <Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe> (6, 14).

Per evitare che la preghiera del Signore passi inosservata nella nostra vita potremmo imparare a scegliere ogni mattina una delle sette invocazioni su cui ritornare durante il giorno e da cui partire per il piccolo esame di coscienza quotidiano prima di abbandonarci al sonno. Il fuoco con cui Elia fece ardere la sua profezia diventa per i discepoli del Signore Gesù la fiaccola bruciante del perdono offerto gratuitamente e incondizionatamente che è capace di liberare da ogni ostacolo il cammino che ci spiana la strada verso una crescente intimità con il Padre. Per quanti si fanno discepoli del Vangelo, non c’è nessuna intimità divina che non generi una carità fraterna sempre più vera e talora persino coraggiosa. Ciò che il Siracide ci dice del profeta Eliseo: <Nulla fu troppo grande per lui> (Sir 48, 13), vela per ciascuno di noi nella misura in cui accettiamo di lasciarci interrogare e continuamente formare alla scuola della preghiera che è sempre una scuola di indomabile carità, pronta a tutto e che mai ci fa presumere o sognare di essere <ascoltati a forza di parole> (Mt 6, 7).

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