Intoccabile

XIX Settimana T.O.

La parola del Signore Gesù sulla correzione fraterna va accolta in relazione alla prima lettura in cui un <tau> viene posto <sulla fronte> (Ez 9, 4) di quanti sono resi “intoccabili” per una riconosciuta particolare relazione con il Signore. Il profeta Ezechiele così attento a tutto ciò che riguarda la vita del Tempio anche a motivo del fatto che fa parte della stirpe sacerdotale, non esita a farci percepire che Dio può decidere di abbandonare il tempio che diventa luogo di sterminio e quindi viene profanato: tutto ciò che ha a che fare con la morte non può avere nulla in comune con il Dio della vita. Per questo piuttosto si abbandona il Tempio al suo destino quando non è più capace di essere segno della Presenza del Dio vivo che dà vita pur di salvare la sua presenza nella vita dei suoi figli. Il <tau in fronte> (9, 6) reso famoso dalla tradizione francescana e usato talora come un talismano, ha un profondo significato di imperitura relazione tra l’uomo e il suo Creatore.

Infatti, questo segno ci ricorda quello posto da Dio su Caino appena divenuto fratricida (Gn 4) e garantisce la sua incolumità da ogni possibile spirale di correzione fraterna non illuminata dalla logica della correzione paterna. Questa, infatti, non è la vendetta bensì l’accoglienza a caro prezzo di cui il Signore Gesù ci parlerà magnificamente nella parabola lucana del padre misericordioso (Lc 15). In una parola ogni persona per il mistero della sua relazione a Dio è intoccabile e sommamente rispettabile. È in questo contesto che va accolta e inserita ogni prassi di correzione fraterna che deve essere sempre orientata al rispetto assoluto della diversità fraterna. Il vangelo di quest’oggi non va accolto come una semplice procedura da osservare ma come un respiro in cui entrare. Al cuore della parola del Signore c’è la sensibilità per il mistero dell’altro che può spingersi fino a prendere decisamente e definitivamente le distanze dall’altro: <sia per te come il pagano e il pubblicano> (Mt 18, 17) e questo non per punizione o senso di superiorità, bensì per rispetto e senso di inadeguatezza davanti a ciò che l’altro vive e io non sono in grado di portare perché, in realtà, non si può portare l’altro se non lo si riesce a comprendere e quando non lo si comprende bisogna accettare – almeno fino a quando è così – di non riuscire a sup-portarlo.

La prassi della correzione va sempre intesa prima di tutto dagli altri verso di me e solo dopo in senso contrario. Il sogno di Dio e il segno che egli è all’opera nella nostra vita non sta nel distinguere i buoni dai cattivi bensì nel segno luminoso di <due o tre riuniti nel mio nome> (Mt 18, 20). Come spiega un abate e maestro di comunione fraterna: <Guardati bene dal separare il capo dal corpo; non impedire a Cristo di esistere interamente; perché Cristo non è mai intero senza la Chiesa, e neanche la Chiesa lo può essere senza Cristo. Cristo totale, integro è il capo e il corpo>1.


1. ISACCO DELLA STELLA, Omelie, 11, 13.

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