Vendetta

XII Domenica del T.O. –

La parola del profeta Geremia offertaci come chiave di comprensione e di interpretazione della parola che il Signore Gesù ci rivolge nel vangelo di oggi, ci stupisce non poco: <Signore degli eserciti, che provi il giusto e scruti il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di essi> (Gr 20, 12). Non dobbiamo vergognarci di questo bisogno che sale dal nostro cuore – come una marea – davanti al sentimento di minaccia, di incomprensione, di rifiuto e di opposizione che talora sentiamo crescere attorno a noi come una pianta rampicante che rischia di soffocare tutto ciò che in noi è vivo e desidera vivere. Le parole del profeta Geremia possono essere talora le nostre: <Sentivo le insinuazioni di molti: Terrore all’intorno! Tutti i miei amici spiavano la mia caduta> (Gr 20, 10). Di certo questi sentimenti profondi e terribili sono stati vissuti in prima persona dal Signore Gesù via via che si avvicinava a Gerusalemme e il conflitto con gli scribi e i farisei si faceva sempre più forte. Geremia e Gesù condividono la nomea di essere “uomini del conflitto” ma condividono pure il grande anelito di farla finita con una formula formale della religione per aprire ad un rapporto con Dio sempre più fondato nel <cuore> (Gr 31, 33). Nell’interpretazione televisiva di Geremia 1 il ministero di questo “profeta del cuore” viene inaugurato davanti al re di Israele – in realtà lontano da Dio – proprio con l’impossibilità del giovane sacerdote di procedere a sgozzare l’agnello per il sacrificio cultuale: tutto comincia con il disgusto per la morte sacrificale così ipocrita e che rischia di essere solo un’apparenza esteriore.

Geremia da lontano prepara la strada alla predicazione del Signore Gesù, particolarmente legato a quest’uomo del conflitto e della speranza a caro prezzo, tanto da essere identificato da alcuni proprio con questo profeta (Mt 16, 14) dei tempi nuovi, dei modi nuovi, del cuore circonciso da tutto ciò che non corrisponde alla verità e che è inutile e di peso. Il profeta Geremia è sempre capace di mettersi a nudo davanti a tutti rischiando fino in fondo la parola che gli sgorga dal cuore e la cui profondità si inabissa fino alla profondità di quel Dio. Un Dio che lo ha <sedotto> fino ad imporgli una verginità impensata come sigillo di quella solitudine che lo rende adatto a rischiare sempre tutto davanti a tutti senza risparmio e senza remore. Sulla bocca di questo profeta potremmo collocare le stesse parole del Signore Gesù: <Non temete gli uomini, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato> (Mt 10, 26). Dal cuore di questo profeta, quasi condotto forzatamente ad esercitare un ministero così pericoloso ed esigente, possiamo pure riascoltare la parola dell’apostolo Paolo: <Ma il dono di grazia non è come la caduta> (Rm 5, 15).

Proprio davanti all’arrivo del nemico babilonese che minaccia di distruggere Gerusalemme e di ridurre in cenere il Tempio – mentre tutti reclamano una protezione dell’Altissimo che renda inefficaci le macchinazioni nemiche – il profeta Geremia guarda più lontano… guarda più profondo… guarda con e come il Signore proprio <il cuore e la mente> (Gr 20, 12). Quando tutti cercano di rassicurarsi reciprocamente per non cambiare radicalmente il proprio modo di vivere e di leggere la vita e gli avvenimenti, il profeta richiede un cuore nuovo e degli atteggiamenti nuovi cominciando a viverli in prima persona e sulla propria pelle con disgusto ma senza timore. Il ministero profetico, a cui siamo stati tutti consacrati con l’unzione crismale al momento del nostro battesimo, esige questo atteggiamento di intromissione nella storia senza paura e in una serenità di fondo di chi sa che la propria forza radica altrove. Allora la parola del Signore Gesù ci raggiunge profondamente: <Non abbiate paura che quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna> (Mt 10, 28)


1. Regia di Harry Winer, San Paolo 1998.

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