Richiamare

IX Settimana T.O.

L’esortazione dell’apostolo è amorosa: <Richiama alla memoria queste cose> (2Tm 2, 14) e questo continuo lavoro di richiamo è ciò che avviene nel vangelo odierno la cui dolcezza è rara: lo scriba e il Signore Gesù non solo si incontrano, non solo si interrogano e rispondono, ma si riconoscono, si stimano e si amano: <Non sei lontano dal regno di Dio> (Mc 12, 34). La meditazione e la quotidiana frequentazione – attraverso la lettura o la memoria del cuore – della Parola di Dio racchiusa nelle Scritture e continuamente incarnata dagli incontri della vita, sono una sorta di vaccino che ha normalmente bisogno del “richiamo” per essere realmente efficace. Essere cittadini del regno esige di osservare un solo comandamento: amare che si esplicita su due soggetti, Dio e il prossimo, i quali non possono e non devono mai diventare oggetto, tanto da trasformarsi in una sorta di mezzo per conseguire la salvezza!

Se riflettiamo con attenzione e facciamo cadere le sterili e superficiali precomprensioni e pregiudizi sulla tradizione racchiusa nelle Scritture Ebraiche, ci rendiamo ben conto che a livello di valori irrinunciabili non si dice nulla di nuovo, eppure tutto è nuovo poiché il Signore, rispondendo allo scriba, aggiunge al comandamento di amare Dio con la totalità della propria umanità la memoria del prossimo che fa tutt’uno con il suo Creatore. Non si tratta semplicemente e solo di ribadire il dovere della “carità”, è, invece, una grande rivelazione: Dio non richiede un amore esclusivo ed escludente, bensì un amore assoluto che non può escludere nulla e nessuno. Nella misura in cui lo scriba non solo si trova con-corde con Gesù, ma arriva a dire: <… e amare il prossimo come se stessi vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici> (12, 33), allora la gioia è perfetta poiché la comunione è piena e si tratta non di una comunione tra accademici, ma è una comunione capace di inglobare amorevolmente e con venerazione ogni filo di umanità, ogni frammento di storia.

Come annota Agostino: <amando secondo l’amore il fratello, lo amiamo secondo Dio. Né può accadere che non amiamo principalmente questo amore, con cui amiamo il fratello. Da ciò si conclude che quei due precetti non possono esistere l’uno senza l’altro. Poiché in verità “Dio è amore”, ama certamente Dio, colui che ama l’amore ed è necessario che ami l’amore colui che ama il fratello>1. Il testo del Vangelo apre il cuore ad una grande speranza. Non è detto che tutto debba giocarsi in continue e <vane discussioni> (2Tm 2, 14), ci possono essere momenti in cui ciascuno diventa capace di tirare dall’intimo del proprio cuore il meglio di sé, rinunciando ad ogni pregiudizio per aprirsi ad un vero incontro capace di confortare fino a richiamare ciò che di più santo e di più vero custodiamo nella nostra interiorità.


1. AGOSTINO, Sulla Trinità, VIII, 12.

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