Chiarire

VIII Settimana T.O. 

L’evangelista Marco ci mette di fronte ad un momento assai forte del cammino del Signore Gesù che siamo chiamati a condividere con coraggio e forza: <mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti> (Mc 10, 32). Sgomento e paura sembrano essere i grandi sentimenti – quelli forti – che caratterizzano quanti fanno strada con il Signore. Come non riconoscere che sono spesso i nostri sentimenti quando la strada con il Signore si fa più esigente e quando avvertiamo che il cammino diventa decisivo. Lo sgomento e la paura esigono sempre un chiarimento e il Signore non esita a prendere la parola al fine di chiarire in modo netto, forse troppo, e lo fa parlando direttamente e intimamente ai suoi discepoli: <Ecco, noi saliamo e Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà> (Mc 10, 33-34).

Il chiarimento del Signore non può che chiarire la posizione dei suoi discepoli, due dei quali non esitano, personalmente e direttamente senza l’attenuante dell’intervento materno cui siamo abituati dagli altri evangelisti, a prendere posizione reclamando un posto. La cosa più sorprendente tanto da essere persino sconvolgente è contemplare la maniera con cui siamo – in quanto persone e discepoli – presi terribilmente sul serio dal nostro Signore e Dio. Questo non toglie, anzi comporta che il Cristo mostri ai due ardimentosi discepoli e fratelli quello che è il suo proprio cammino e che non esiterebbe a condividere con noi: la <gloria> (Mc 10, 37) secondo Dio non si manifesta nell’apparenza ma, seguendo l’etimologia ebraica – gloria=peso – , si manifesta nel peso specifico e segreto del nostro essere profondo. Per conoscere la gloria non c’è altra via se non quella che passa per la porta stretta che è l’imitazione del Signore di tutto che si fa servo di tutti. 

Ci può infatti essere una gloria maggiore che farsi servi di ogni uomo in cui si riflette l’immagine e somiglianza del Creatore? Questo cammino – l’unico vero cammino che conosce una vera meta – esige quel viaggio interiore così ben evocato dall’apostolo Pietro: <Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna> (1Pt 1, 22-23). L’essere fratelli e amare di esserlo sempre e fino in fondo è ciò che la nostra vita – non con le parole ma con il sangue – è chiamata a chiarire – a livello personale – e a rivelare in relazione agli altri. Sì, il Signore ci prende sul serio e non nutre nessuna gelosia per il fatto che reclamiamo un posto accanto a lui, al contrario ci guida per mano perché possiamo occuparlo come il Signore Gesù il quale <fu predestinato già prima della fondazione del mondo> (1, 20) a <servire e dare la propria vita> (Mc 10, 45). 

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