Farmaco

Ss. Corpo e Sangue di Cristo –

L’apostolo Paolo sembra animato da un’interiore esaltazione al pensiero che <tutti partecipiamo all’unico pane> (1Cor 10, 17). Potersi nutrire dello stesso pane e sedere per questo alla stessa tavola è qualcosa che dà alla vita un sapore e una leggerezza che fanno bene. Normalmente quando si mangia insieme e si condivide nella gioia un pasto, le cose più semplici assumono un sapore diverso tanto che anche davanti al semplice pane si sente esclamare: <che buono!>. Celebrare l’Eucaristia e fare oggi memoria particolare e solenne di questo mistero che ritma e nutre il cammino della Chiesa, significa ricordare ed evocare quanto è buono il Signore tanto da farsi per noi buono come il pane pur di nutrire il nostro cammino di libertà in quello che è il <deserto> (Dt 8, 2) della nostra vita quotidiana. Il Deuteronomio esorta a <non dimenticare> (8, 14) non solo quanto il Signore è stato presente nel cammino del suo popolo per farlo uscire dalla terra d’Egitto, ma anche al “come” ha accompagnato amorevolmente e fermamente il dramma di questo lento processo di coscientizzazione premessa imprescindibile ad ogni autentico cammino di liberazione: <per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore> (8, 2).

Il peccato fondamentale è l’amnesia e l’Eucaristia è il farmaco che ci cura da questa possibile malattia con la terapia della memoria che si fa memoriale: <In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita> (Gv 6, 53). La verità cui fa riferimento il Signore Gesù non è una verità astratta anche se dogmatica, ma è una verità di relazione che si nutre di contatto intimo e di memoria ardente. L’Eucaristia è sempre il momento privilegiato, anche se non unico, in cui possiamo rafforzare il legame con il Signore e, talora, persino ritessere ciò che si è lacerato. La memoria che l’Eucaristia rinnova è il memoriale di un amore che ci precede e ci accompagna sempre sul quale possiamo continuamente fondare e rifondare la nostra vita e le nostre relazioni umane perché siano sempre più segnate dalla grazia di un amore che si dà senza misura.

La domanda, che si pongono gli ascoltatori di Gesù che pure si erano appena nutriti del pane che Egli aveva moltiplicato e condiviso, tradisce una mancata comprensione di quel gesto: <Come può costui darci la sua carne da mangiare?> (6, 52). Proprio come ha moltiplicato e condiviso il pane, il Signore vuole darci tutto se stesso come sempre vuole e desidera chi ama. Isacco Siro dice che <Ciò che succede al pesce quando si trova fuori dall’acqua succede al discepolo quando perde la memoria di Dio e si disperde andando dietro alla logica del mondo>1. La memoria dell’amore di Cristo in cui si manifesta l’eterno desiderio del Padre per la nostra umanità creata diventa così farmaco per guarire il nostro cuore a contatto con il fuoco della divina compassione. L’Eucaristia ci è donata per guarire la nostra intelligenza attraverso la conoscenza intima e trasformante dei misteri; per guarire la nostra memoria colmandola del ricordo della bellezza sublime che è il mistero di Cristo Signore di cui siamo chiamati a diventare il Corpo offerto per la gioia di tutta l’umanità. La presenza di Cristo in noi è buon cibo perché fa bene, ma anche perché piace e questo ci fa comprendere le parole del Vangelo: <il pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo> (6, 51). Pane siamo chiamati a diventare anche noi per la vita del mondo!


1. ISACCO SIRO, Trattato, 43.

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