Il meglio
XXIX Settimana T.O. –
In ambedue le letture che la liturgia oggi propone si respira un’aria di fiducia di fondo che apre il cuore e la mente per <distinguere ciò che è meglio ed essere integri ed irreprensibili per il giorno di Cristo> (Fil 1, 10). L’apostolo Paolo si rivolge ai cristiani di Filippi non solo con <vivo desiderio> (1, 8) ma con un’innegabile stima nei loro confronti. Le prime righe di questa lettera mettono in luce la gratitudine di Paolo per questi fratelli e sorelle la cui <cooperazione per il Vangelo dal primo giorno fino al presente> (1, 5) rappresenta per Paolo una grande consolazione ed una sorta di sicurezza affettiva ed effettiva a livello personale e ministeriale. Si potrebbe dire che, nella stessa linea, il Signore Gesù, pur in una situazione in cui l’imbarazzo e l’ostilità sono palpabili, dichiara in modo sorprendente e stimolante la sua stima nei nostri confronti, chiamandoci direttamente e personalmente in causa con quella stupenda e disarmante domanda: <Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?> (Lc 14, 5).
Con questa domanda retorica, che non è affatto una retorica domanda, il Signore Gesù ci offre una grande possibilità. Prima di tutto supera a piè pari la situazione che si è creata <in casa di uno dei capi dei farisei>, dove tutti <stavano ad osservarlo> (14, 1) per vedere come avrebbe reagito davanti all’<uomo malato di idropisia> (14, 2) che gli sta davanti silenzioso e così tremendamente bisognoso. Infatti, invece di entrare in conflitto, attraverso una discussione dottorale sul <sabato>, approfitta del silenzio che si è creato per ridare la salute a quest’uomo con un gesto degno del sabato: <lo guarì e lo congedò> (14, 4). A questo punto, proprio quando il rischio sarebbe quello di far scattare la diatriba, alla prima domanda il Signore ne aggiunge un’altra: <Chi di voi…?>. In questo modo lungi dal contrapporsi ai suoi interlocutori, il Signore si mette esattamente al loro livello. Con questa domanda, infatti, il Signore Gesù svela come il suo gesto è un gesto che tutti avrebbero fatto al suo posto e che, per questo, non ha nulla di speciale e – a fortiori – nulla di rivoluzionario né di destabilizzante.
Questo gesto-parola del Signore è anche una scuola di discernimento. Per <distinguere ciò che è meglio> (Fil 1, 10) basta mettersi nella situazione estrema: <se un figlio o un bue gli cade nel pozzo…> (Lc 14, 5). In questo modo lo stesso gesto e la medesima parola, che, in altri contesti, avrebbe scatenato una rivolta, crea invece un grande silenzio. Purtroppo, sappiamo che gli scribi e i farisei romperanno l’incanto di questo silenzio con la loro crescente ostilità nei confronti del Signore Gesù. Eppure, se ci fermiamo oggi a questo testo potremmo dire che, almeno per un attimo, il Signore ha incontrato questi uomini ossessionati dal <lecito> (14, 3) proprio mettendoli di fronte al <meglio> (Fil 1, 10) che li abita. Purtroppo, rischiamo di dimenticare questa lezione di “naturalezza” che il Signore ci impartisce, eppure non ci è lecito disperare del fatto che <colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento> (Fil 1, 6). Possiamo così riformulare la domanda e lasciarla lavorare nel nostro cuore proprio pensando al fratello che <cade>: chi di noi non lo tirerà subito fuori senza chiedersi che giorno è?





…purtroppo, siamo ancora tanti a non ” distinguere cio’ che è meglio”… Perdonaci, Signore di non meritare la tua stima… ! Quante volte non abbiamo tirato fuori del pozzo l’amico, il fratello, il figlio ,a causa del colore della sua pelle o delle sue idee differente delle nostre …
Aspettiamo PROFETI che gridano forte e lontano che…il ” meglio” si chiama ” AMORE”…