Secondo

XXVIII Settimana T.O. –

Il binomio carne-spirito non indica per Paolo la contrapposizione platonica tra corpo e anima, ma le fonti più profonde della personalità da cui derivano i comportamenti, gli atteggiamenti, le scelte personali di ciascuno e dove si costruisce, gradualmente, il carattere della persona più o meno aperta all’opera della grazia e alla condivisione nella carità. Le <opere della carne> (Gal 5, 19) di cui parla l’apostolo sembrano quasi estranee alla verità della persona una sorta di cedimento o di terribile distrazione di cui talora si può persino essere inconsapevoli. Quando invece si accoglie il mistero della grazia e vi si acconsente ecco che le opere sono come un <frutto> (5, 22) maturo e gustoso che, in modo del tutto naturale, viene prodotto dall’albero buono di un cuore che ritrova la sorgente pura della sua fecondità nella docilità. Le parole di Paolo risuonano severe e al contempo serene: <Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge> (5, 18). L’intervento di <uno dei dottori della Legge> (Lc 11, 45) che si sente ferito dalle parole di Gesù è l’occasione per spiegare meglio: la parola del Signore non vuole negare o contrastare la fedeltà alle osservanze, ma l’identificazione delle osservanze con la fedeltà che è sempre più della somma dei singoli gesti di fedeltà.

Il rischio è di cedere ad una osservanza dettagliata, ma vissuta fuori dal dinamismo di un dialogo che permette la mutua conoscenza e la crescita in quell’intelligenza profonda del mistero della vita propria ed altrui. Se non ci fosse questa apertura intelligente e creativa, il tempo invece di essere l’ambito di una continua scoperta diventa una lunga prova da cui si spera di trarre il vantaggio di un premio alla propria sottomissione più subita che scelta e amata. La Legge con le sue prescrizioni vuole orientare per rendere più agevole e interessante il cammino della vita come scoperta se invece schiaccia viene meno al suo ruolo, al suo compito, ci lega ai mezzi senza più farci desiderare i fini. Ciò che Paolo definisce e indica come il camminare del discepolo <secondo lo Spirito> (Gal 5, 25) diventa per Gesù un essere preoccupati e attenti di non caricare nessuno – neanche se stessi – <di pesi insopportabili> (Lc 11, 46). Si potrebbe parafrasare il testo di Paolo per accogliere il vangelo di Gesù dicendo che “queste cose sono le leggere e non pesanti, confortevole e non insopportabili e sono: amore, gioia, pace…”.

Quando non fossimo in grado di discernere tra i frutti dello Spirito e quelli del nostro egoismo non ci resta altro che metterli sulla pesa del cuore e sentire quanto sono leggeri e quanto ci alleggeriscono oppure il contrario. Se avessimo ancora qualche dubbio lasciamoci soccorrere dalla parola del salmo: <E’ come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo, le sue foglie non appassiscono, e tutto quello che fa, riesce bene> (Sal 1, 1-2). Ciò che ci viene chiesto di crocifiggere è il nostro egoismo, non la nostra passione di crescere e di amare.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *