Saldi

XXVIII Settimana T.O. –

In ebraico il termine che indica la <fede> (Gal 5, 5) fa pensare alla stabilità di una roccia ed è a questa integrità che sembra pensare l’apostolo Paolo quando si scaglia contro l’uso della circoncisione in favore della <fede che si rende operosa per mezzo della carità> (5, 6). Ed è a questa medesima solidità di atteggiamento e di attitudine che il Signore invita scagliandosi contro un’eccessiva importanza data alle norme di galateo diventate anche usi rituali come <le abluzioni prima del pranzo> (Lc 11, 38). In ambedue i casi si crea e si coltiva una sorta di coazione a ripetere che, però, ha perduto il suo riferimento motivazionale. La circoncisione rappresenta in modo forte la memoria nella carne della gratuità del dono dell’alleanza fatta da Dio ad Abramo come pure gli usi rituali di purificazione umanizzano il nostro rapporto con il tempo, gli spazi, le persone e le cose al fine di affermare e confermare continuamente che non siamo esseri appiattiti sui bisogni – come la necessità di prendere cibo – ma siamo persone capaci di attraversare il bisogno nella libertà del desiderio.

Quando i segni di una libertà diventano talmente importanti per se stessi da non rimandare più ad altro, ecco che siamo già caduti nella <schiavitù> (Gal 5, 1) da cui Paolo ci chiede di mantenerci costantemente e saldamente liberi. Il Signore Gesù davanti allo scandalo del fariseo che lo ha invitato a pranzo ha una reazione forte che prende di mira più che la persona un atteggiamento attorno a cui si rischia di fare “branco” tanto da sbranare gli altri solo perché si regolano in modo differente da noi: <Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria> (Lc 11, 39). Come spiega un teologo dei nostri giorni: <Lungi dall’essere un ripiegamento su se stessi, l’interiorità è un atteggiamento di non-distanza nei confronti della realtà così come essa è come pure da se stessi, attraverso una totale apertura del cuore>1. Ciò che avviene nella casa del fariseo è molto simile a quello che avviene nella nostra vita e, in modo particolare, nei nostri ambienti religiosi: invitiamo gioiosamente e benevolmente qualcuno, ma senza accoglierlo nella sua differenza, bensì aspettandoci come contraccambio che si conformi ai nostri usi per confermare così la bontà e l’eccellenza del nostro modo di pensare, di agire, di concepire il mondo.

Spesso siamo noi stessi a creare dentro di noi e attorno a noi un mondo di costrizioni per non assumere il peso della <libertà> (Gal 5, 1) e il rischio della sfida di esercitarla secondo la nostra umanità. Si tratta di imparare a dare la nostra vita <in elemosina> (Lc 11, 41) perché questo cancella ogni peccato (Tb 12, 9) di schizofrenia tra la nostra interiorità e la nostra esteriorità, tra il desiderio di accogliere l’altro nell’intimità della nostra casa e la pretesa di piegarlo alle nostre paure attraverso la costrizione alle nostre devozioni che mascherano, talora, le nostre deviazioni.


1. M. GIMENZ, Les voies de l’intériorité, Cerf, Paris 2004, p. 357.

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