Ladro
XXIX Settimana T.O. –
Che il Signore si presenti come un <ladro> (Lc 12, 39) forse desta meraviglia; eppure, anche in noi c’è qualche tratto di questa figura quando teniamo a qualcosa o a qualcuno tanto da trovare ogni modo – legittimo e illegittimo – per raggiungere il nostro desiderio. Sotto l’apparenza del <ladro> si cela il forte desiderio che il Signore ha di noi e su di noi e che ci fa sentire così profondamente desiderati fino ad essere “rubati”. Non si dice forse questo alla persona amata: <mi hai rubato l’anima>?! Questo ha sempre un elemento di sorpresa: l’amore sorprende prima di tutto chi si innamora prima di sorprendere chi è oggetto d’amore. Lo si dice simbolicamente nella freccia di Cupido che arriva sempre imprevista, per cui l’immagine di oggi che parla del <ladro> è in continuità assoluta con l’immagine di ieri che parlava del <padrone> appena sposato <che torna dalle nozze> (12, 36) e <nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui> (Ef 3, 12).
I santi padri identificano in questa <fede> proprio la <razione di cibo> (Lc 12, 42) di cui parla il Vangelo. Fulgenzio di Ruspe si rivolge ai fedeli con queste parole: <voi ricevete la medesima razione di cibo dagli amministratori del Signore, quando ogni giorno ascoltate la parola di verità dai ministri di Dio>1. Possiamo ben immaginare quali sentimenti ci siano nel cuore di questo padrone che torna dalle sue nozze e come sia richiesto ai servi di essere complici di questa gioia, di mettere questa gioia prima del loro bisogno di dormire per dire, così, che le esigenze dell’amore hanno sempre il primo posto nella nostra vita e nella scala dei nostri valori. Ancora una volta il Signore pronuncia una beatitudine: <Beato quel servo che il padrone, arrivando troverà ad agire così> (12, 43). L’apostolo Paolo esplicita ulteriormente quel dono di <grazia> (Ef 3, 2) di cui siamo stati ricolmati: <a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo> (3, 6).
L’esortazione del Signore ci riguarda e rappresenta per noi un appello: <Cercate di capire questo> (Lc 12, 39) e proprio mentre siamo invitati all’esercizio generoso dell’intelligenza, ci viene anche detto che non tutti abbiamo lo stesso grado di intelligenza senza che questo pregiudichi la nostra possibilità di sequela. La parola di Gesù forse può indispettire il nostro orgoglio e, invece, è una consolazione per la nostra consapevolezza quando compara il servo che <conoscendo la volontà del padrone> (12, 47) non se ne lascia orientare e quello che, al contrario, non conosce tanto, ma cerca di fare del suo meglio. In questo modo non si vuole istituire una gerarchia, così cara agli gnostici di tutti i tempi, ma evidenziare e accogliere le differenti sensibilità che comportano una concentrazione su se stessi e una rinuncia assoluta al giudizio e al pregiudizio. Il Signore viene a noi come un <ladro>, viene a noi come un innamorato, per questo la parola conclusiva del vangelo ci riguarda: <A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più> (12, 48).
1. FULGENZIO DI RUSPE, Discorsi, I, 3.





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