Follia

XXVIII Settimana T.O. –

Il Signore Gesù normalmente non ama le folle che, come già lamentava il profeta Elia <piegano le ginocchia da due parti> (1 Re 18, 21) nel senso che sono instabili e, quindi, inaffidabili. L’inizio del vangelo contestualizza la parola del Signore Gesù in modo chiaro: <mentre le folle si accalcavano> (Lc 11, 29). Nei confronti della folla troviamo sempre nei vangeli un sentimento di profonda compassione non disgiunta da una vigilanza continua per non dare adito ad ambiguità e a false attese. L’allegoria che troviamo nella prima lettura di quest’oggi potremmo ben applicarla al nostro cuore che, per restare nel linguaggio della parabola, ha sempre <due figli> (Gal 4, 22) come Abramo. La libertà che il Signore Gesù ci ha conquistata arriva a noi come dono ma è stata pagata a caro prezzo lottando contro ogni forma di condizionamento, primo fra tutti la tentazione del successo e l’inganno della popolarità che spesso <impone di nuovo il giogo della schiavitù> (Gal 5, 1) attraverso il gioco della seduzione.

Giovanni Crisostomo, meditando sull’icona di Giona, commenta ed esorta: <La situazione nella quale si trovò immerso il profeta Giona non è per nulla diversa dalla nostra, dal momento che noi abbiamo peccato: ogni colpa fa precipitare la nostra anima in una sorta di follia>1. Si tratta della follia da cui si fece prendere Sara nel momento in cui decise di dare la sua schiava Agar come moglie di Abramo nell’intento di avere a tutti i costi una discendenza. È la stessa follia di cui diventano schiavi quanti incontrano Gesù nel suo ministero di consolazione e di guarigione e che, invece di accogliere il segno che è sotto i loro occhi e si dona ai loro cuori, continuano a cercare ulteriori conferme. A questo punto potremmo riprendere il testo di Paolo lasciandoci sferzare dalla sua solennità che richiede una continua e quotidiana conversione: <Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi> (Gal 5, 1).

Quando noi pensiamo alla libertà rischiamo di immaginare la possibilità di non legarsi a nulla e non essere legati a nessuno, in realtà la libertà del vangelo fa tutt’uno con la capacità di radicarsi nel reale: più simile ad un albero secolare che ad una nuvola capricciosa! La folla che si accalca attorno a Gesù spera che il Signore la liberi magicamente dalle difficoltà e dalle asprezze della vita e di questo il Signore si fa carico con la sua infinita compassione. Ma una volta sollevati, confortati, guariti, liberati… saremo capaci di quella conversione ad un nuovo modo di sentire e di vivere o ritorneremo, persino con più forza e spensieratezza, alle nostre schiavitù interiori? La <regina del Sud> (Lc 11, 31) accorsa a Gerusalemme per vedere Salomone e imparare da lui, il profeta Giona e, soprattutto, gli abitanti di Ninive docili agli appelli del profeta straniero, sono additati da Gesù stesso come memoria alla nostra <generazione> (Lc 11, 29) per non dimenticare che <la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi> (Gal 4, 26).


1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelie, Sulla conversione, V, 3

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