Il tuo nome è Ascoltare, alleluia!
VI settimana T.P. –
La nota lucana non è solo la registrazione di un dato, ma è la rivelazione di ciò che ben prima di ogni adesione esplicita alla fede ne prepara l’accoglienza: <Ad ascoltare c’era una donna…>. Questa donna ha un nome preciso <Lidia> e ci viene detto persino qual è il suo lavoro <commerciante di porpora> il luogo in cui vive <Tiatira> e la sua sensibilità religiosa <credente in Dio> (Lc 16, 14). Eppure, questa donna vorrebbe rappresentare ciascuno di noi nella capacità di essere, ma anche in quella di divenire ulteriormente in un processo di accoglienza che porta persino oltre la devozione già conosciuta e che, per questo, non si è tramutata in devozionismo esterno e sterile: <e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo>. Ascoltare e farlo in verità non è mai qualcosa di compiuto, ma un cammino sempre in evoluzione e in crescita. Forse potremmo dire che il mestiere di Lidia, è capace di informare al meglio anche la sua vita spirituale: commerciante di porpora è una sensibilità desta per tutto ciò che può incrementare non solo gli affari, ma anche e soprattutto la vita e la vita interiore.
Il Signore Gesù ci consola profondamente riconoscendoci uno statuto relazionale nei suoi confronti che sta a fondamento di tutta e intera la nostra vita: <e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio> (Gv 15, 27). Il capitolo quindicesimo di Giovanni, che si apre con la suggestiva immagine dei tralci intimamente e indissolubilmente uniti alla vite, si conclude proprio con questa constatazione di appartenenza reciproca che, se fa del Signore il <principio> della nostra vita, pure rilegge il mistero della nostra esistenza come da sempre legata alla sua presenza dentro di noi. Di questa presenza è animatore proprio <lo Spirito di verità che procede dal Padre> e Gesù aggiunge <egli darà testimonianza su di me> (15, 26), nel senso che continuamente ci rassicura del fatto che il Signore sta a fondamento della nostra esperienza e ne accompagna magnificamente i passi: quelli più decisi e quelli più incerti. Se il senso di solitudine è ciò che maggiormente può provarci, ecco che il Signore Gesù ci offre la più grande delle consolazioni che è la sua stessa presenza, non solo accanto a noi, ma persino dentro di noi.
Ce lo ricorda mirabilmente, e con tratto di insuperabile commozione, la figura di Lidia che ben prima che Paolo aprisse bocca viene definita: <una credente in Dio>. Luca aggiunge e chiarisce il principio e il soggetto della sua adesione al Vangelo dicendo <il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo> (At 16, 14). Non bisogna dimenticare che, nell’esperienza della fede e dell’annuncio, non siamo mai soli e siamo sempre, non solo accompagnati, ma pure continuamente preceduti. Il Signore prepara i suoi discepoli a passare dal tempo della sequela di Cristo al tempo della Chiesa in Cristo e questo esige che si faccia spazio allo Spirito. La meditazione attenta e amorosa delle parole del Signore unitamente alle situazioni concrete in cui la sua parola è stata accolta e incarnata da così tanti uomini e donne, può riaccendere nella Chiesa, non solo la speranza di una nuova evangelizzazione, ma la fiducia che essa stia già maturando segretamente, e forse inaspettatamente, nel cuore dell’umanità.






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