Il tuo nome è Relazione, alleluia!

IV settimana T.P. 

La rivelazione di Gesù ai suoi discepoli tocca il cuore della relazione di Gesù con il Padre a cui ciascuno dei discepoli e dei credenti è pressantemente invitato a partecipare e in cui è messo nella condizione di vivere profondamente: <Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto> (Gv 14, 7). La rivelazione in Cristo Gesù nel mistero della sua incarnazione, da cui non c’è recessione, è la modalità di relazione che Dio ci offre e in cui chiede a ciascuno di noi di accettare di giocare tutta intera la propria avventura di discepoli. Proprio ciò che la carne di Cristo ci ha rivelato aprendoci ad una possibilità di accedere al mistero e alla relazione con Dio totalmente nuova e per nulla esclusiva, non può che mettere in crisi ogni altro sistema religioso – persino il nostro – in cui il rapporto con Dio si basa su una sorta di privilegio esclusivo ed escludente di relazione.

Per questo nella prima lettura, ancora una volta, siamo messi di fronte alla diversa reazione che si ha e che si può avere davanti all’annuncio del Vangelo che è sempre annuncio di prossimità, di intimità, di complicità tra la vita di Dio e quella dell’umanità. Per questo mentre <i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore> (At 13, 48) al contrario <i giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo> (13, 45). In realtà, questo bisogno di esclusiva non è neppure estraneo al cuore di Filippo che si fa portavoce non solo degli apostoli, ma pure di ciascuno di noi: <Signore, mostraci il Padre e ci basta> (Gv 14, 8). Filippo chiede al Signore Gesù la concessione e il privilegio di un accesso a Dio come Padre oltre il quale non c’è più nulla da chiedere. In realtà la sua domanda tradisce il fatto che non ha compreso che <da tanto tempo…> (14, 9) nel volto, nei gesti, nelle parole, persino nei silenzi del Maestro si rivela il volto del Padre che è Padre di tutti, che è Padre di sempre.

Filippo vorrebbe a un certo punto superare la mediazione di Gesù per avere accesso al Padre e così sentire di avere varcato la soglia della conoscenza di Dio, mentre il Signore ci rivela che il mistero del Padre non è da conoscere direttamente secondo la logica delle iniziazioni misteriche, sempre attraenti per la loro caratteristica di esclusività, ma da vivere continuamente in relazione e attraverso la relazione che non è una sorta di passaggio inevitabile o di fase superabile, ma è uno stile di approccio a Dio. La <gelosia> (At 13, 45) che si scatena nella sinagoga è il segno di questo bisogno di esclusiva che ci mette in una condizione di superiorità e di differenza compiaciuta nei confronti degli altri mentre la <luce> (13, 47) splende su tutti ed è un dono per tutti. La domanda del Signore rimane continuamente posta come interrogativo al nostro cammino di fede: <Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?> (Gv 14, 10). A questa domanda non basta rispondere con un atto di fede nella Trinità, ma esige un atto di fiducia nella nostra appartenenza al corpo di tutta l’umanità in cammino verso la sua ricapitolazione in Cristo: non saremo noi stessi come corpo di Cristo se mancasse qualcuno dei nostri fratelli e delle nostre sorelle! 

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