Il tuo nome è Simile, alleluia!

VI settimana T.P. 

Le parole pronunciate dall’apostolo Paolo nella solenne atmosfera dell’areopago rivelano, per contrasto, una delle più belle verità della fede in Cristo Signore: <Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porta l’impronta dell’ingegno umano> (At 17, 29). Concludendo il suo discorso, Paolo sottolinea come Dio abbia <stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti> (17, 31). L’apostolo oppone alla tendenza che può diventare tentazione di continuare ad immaginare Dio simile a realtà preziose e sottratte all’ordinarietà della vita, quella di riconoscere, in Gesù di Nazaret, la volontà, di Dio di farsi simile a noi per farci prendere coscienza di quanto siamo sua <stirpe> (17, 29).

Nel Vangelo, il Signore Gesù ci promette il dono del Paraclito, affidando a questa presenza intima, che è riversata nei nostri cuori, il compito di aiutarci a non chiuderci come la maggioranza dei sapienti ateniesi, ma ad aprirci sempre di più a un incremento di rivelazione su Dio che si fa crescente rivelazione a noi stessi di quello che siamo in verità e in profondità. Il Signore Gesù dice che: <Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vio annuncerà le cose future> (Gv 16, 13). Il Cardinal Newman non esita a dire così: <Come se le parole divine dovessero aspettare ancora a lungo per ricevere la loro interpretazione divina>1. In realtà, noi viviamo come singoli credenti e come Chiesa in questo tempo di approfondimento di intelligenza del mistero di Dio, che si fa intelligenza del mistero di noi stessi. Questo processo, mai concluso e sempre in divenire, se rimane complesso e di inesauribile ricchezza, si incentra comunque su una crescente coscienza di quanto Dio si sia fatto <simile> a noi.

Se questo è un dato chiaro e così profondamente custodito da tutta la Tradizione rimane pur vero che nella situazione del nostro tempo si fa sempre più sensibile e, per certi aspetti, sempre più cosciente e consapevole. Tanto da poter dire o almeno sperare ardentemente che lo Spirito abbia riservato alla Chiesa del nostro tempo un dono particolare di intelligenza e di conoscenza che, oltre ad attendere di essere accolto, esige sempre una radicale conversione della nostra vita. Il primo passo è quello di rinunciare alla verità come possesso per accogliere la verità di se stessi come dono di Dio. Chi vive dello Spirito e nello Spirito di Cristo Risorto è chiamato a prepararsi sempre a qualcosa di nuovo, a conoscenze più ampie e profonde che si incarnano in un amore sempre più dilatato che tocca sempre l’inedito e l’impensato.


1. J. H. NEWMAN, PPS IV n° 17 del 17/05/1837.

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