A piedi nudi

XIV Settimana T.O.

I discepoli sono invitati dal Signore Gesù a non procurarsi nemmeno i <sandali> (Mt 10, 10)! Sono chiamati ad annunciare il vangelo con la stessa attitudine richiesta da Dio a Mosè sul monte mentre rivela il suo Nome e lo chiama a farsi mediatore e presenza di salvezza. A differenza di Mosè, al discepolo è chiesto da Matteo – a differenza di Luca, di non procurarsi neppure il <bastone>. Si tratta di una disponibilità assoluta a ricevere ciò che serve per il cammino senza troppo premunirsi e senza pensare di potersi o doversi difendere. Essa si esprime abbracciando una inermità talmente assoluta da essere imprescindibile, perché l’annuncio che viene offerto dalla generosa predicazione sia confermato dall’atteggiamento concreto e visibile della vita. Il discepolo è chiamato ad essere disposto persino a camminare a piedi nudi e, soprattutto, a mani nude poiché questo è il modo di annunciare senza mai farsi annunciare.

Al discepolo che diventa apostolo, è richiesto di avere un atteggiamento di gratuità che permette e, in certo modo, suscita la gratuità. Il discepolo si presenta nella vita dei suoi fratelli spogliato di ogni sicurezza e di ogni rassicurazione ed è come consegnato all’accoglienza degli altri in una disponibilità pronta a dipendere piuttosto che a rendere dipendenti. Il testo del profeta Osea, uno dei più toccanti di tutte le Scritture, sembra contrapporre la verità del Dio di Israele alla falsità degli dèi proprio a partire dal fatto che Dio si presenti a piedi nudi e a mani nude, in un atteggiamento d’amore assoluto e per questo disarmato e disarmante. Esso si fa lamento amoroso pieno di struggente nostalgia e di implacabile desiderio: <ma essi non compresero che avevo cura di loro> (Os 11, 3).

Gregorio Magno fa eco alla parola del Signore Gesù animato dagli stessi sentimenti del profeta Osea: <Trascinate gli altri con voi; siano i vostri compagni sulla strada che conduce a Dio. Quando, andando sulle piazze, incontrate qualche sfaccendato, invitatelo dunque ad accompagnarvi. Infatti, le vostre stesse azioni quotidiane servono a unirvi agli altri. Stavate andando a Dio? Provate di non arrivarvi soli. Che colui che ha già sentito nel suo cuore la chiamata dell’amore divino, ne tragga per il suo prossimo una parola di incoraggiamento>1. Se si potesse o si volesse trarre da questi testi una sorta di strategia di annuncio basterebbe dire che i discepoli del Signore dovrebbe essere capaci di far percepire una <cura> capace di sollevare il cuore e incuriosire la mente. Il modello è il Signore risorto che si accosta a due dei suoi discepoli in cammino verso Emmaus facendosi con loro e per loro nomade di senso avvolgendoli di una <compassione> (11, 8) che continuava ad ardere nel loro <cuore> (Lc 24, 32) persino dopo la lunga corsa di ritorno a Gerusalemme. Dal Signore dobbiamo apprendere non solo il contenuto ma pure il modo dell’annuncio: <come chi solleva un bimbo alla sua guancia> (Os 11, 4).


1. GREGORIO MAGNO, Omelie sui Vangeli, 6.

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