Duello
XIII Settimana T.O. –
Sul mare ormai liscio come l’olio e su cui aleggia una leggerissima brezza dopo <una tempesta così violenta> (Mt 8, 24) potrebbe ben risuonare il grande canto di gioia dell’Apocalisse: <non piangere più, ha vinto il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide> (Ap 5, 5). Il Signore che <dormiva> (Mt 8, 24) mentre il mare infuriava e i discepoli tremavano non è un dormiglione ma un leone di cui si può ben dire con il profeta: <Ruggisce il leone: chi mai non trema?> (Am 3, 8). L’immagine del Signore che il vangelo ci propone è quella che profetizza il vecchio Giacobbe sul letto di morte: <un giovane leone è Giuda… si è sdraiato, si è accovacciato come un leone> (Gn 49, 9). Ma un leone accovacciato è sempre un leone come pure il Signore addormentato è sempre il Signore: un vero leone sa quando tendere l’agguato ma sa pure quando riposare! Così pure il Signore Gesù, nella piena consapevolezza della sua missione e della sua identità, non si lascia prendere dalla paura ma sa anche abbandonarsi serenamente al sonno <come un bimbo svezzato in braccio a sua madre> (Sal 130). Ma, ahimé, la sua fiducia si manifesta come epifania del divino riposo proprio nel momento meno adatto secondo la paura che attanaglia i suoi compagni di traversata.
Le parole del profeta Amos ci mettono di fronte ad una sorta di naturalezza naturale e spirituale: <Ruggisce forse il leone nella foresta, se non ha qualche preda? … Il Signore Dio ha parlato: chi può non profetare?> (Am 3, 4.8). Sottilmente il profeta Amos ci insegna a non avere paura aprendo gli occhi a comprendere il reale per quello che è – in positivo e negativo – evitando in tutti i modi di immaginare quello che non c’è e affrontando in modo coraggioso e semplice ciò che invece può rendere difficile la nostra vita: <Cade forse l’uccello a terra, se non gli è stata tesa un’insidia? …Avviene forse nella città una sventura, che non sia causata dal Signore?> (Am 3, 5-6). Molte nostre paure nascono dal terrore di una realtà che contraddice profondamente – e talora tragicamente – le nostre aspettative. Il Signore Gesù ci invita ogni volta che la paura ci assale a svegliarlo dicendo: <Salvaci, Signore, siamo perduti> (Mt 8, 25). Già il fatto di andare a svegliarlo un poco indispettiti per il suo inopportuno dormire, già il fatto di manifestare tutta la nostra paura crea una piccola distanza, un piccolo varco alla nostra barchetta già mezza affondata in cui qualcosa di nuovo può accadere.
Ma non possiamo mai pretendere che <il mare e i venti> (8, 27) obbediscano al Signore per salvarci se non accettiamo ogni giorno di essere sempre più <preparati all’incontro con il tuo Dio> (Am 4, 12). In realtà, le nostre piccole o grandi paure non tradiscono forse il grande timore di questo incontro con Dio attraverso gli eventi della vita che ci possono richiedere un sempre maggiore abbandono alle leggi proprie – ma non sempre favorevoli – dell’esistenza? Non è forse questa capacità di crescente abbandono il più grande e il più permanente dei miracoli: essere pronti?! Il leone è sempre pronto anche quando dorme… o sembra dormire!






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!