Oltre

XIII Settimana T.O.

Donando la guarigione all’uomo paralizzato, il Signore Gesù non fa che confermare con un segno esterno di benessere il grande dono di una vita ritornata alla sua pienezza di dinamismo nella relazione ritrovata con Dio e con i fratelli. Essa è frutto del perdono di Dio di cui il Signore Gesù si fa mediazione concreta nella storia e nella realtà di ogni persona che incontra sul suo cammino. Vi è una fede assolutamente discreta e silenziosa in quest’uomo che si lascia raggiungere dal perdono prima e dalla guarigione dopo, in una obbedienza serena che gli fa riprendere la sua strada portando con sé <il suo letto> (Mt 9, 6) come già forse era stato capace di accogliere il perdono assumendo profondamente e silenziosamente il peso del suo peccato non più come maledizione, ma come memoria di liberazione. Come spiega il cardinal Danneels: <La religione deve farmi bene. Il suo messaggio deve essere consolante, la sua liturgia terapeutica ed entusiasmante. Ci tengo a sentire delle parole buone quando vado in Chiesa partecipando a celebrazioni che siano in grado di guarirmi. Cristo non è indifferente al corpo>1.

Non così per gli scribi! La loro reazione sembra essere – come spesso accade – una difesa di quelle che sono le prerogative divine da salvaguardare ad ogni costo persino quando questo significa lasciare nella paralisi dell’isolamento un proprio simile: <Costui bestemmia> (9, 3)! Si rinnova nei confronti del Signore Gesù la reazione del re Geroboamo che si sente minacciato dal ministero profetico di Amos che non fa altro che ridare verità alle relazioni tra persone in cui si manifesta e si rispecchia una giusta relazione con l’Altissimo. La parola del profeta destabilizza e per questo la reazione è immediata: <Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; la mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché è il santuario del re ed è il tempio del regno> (Am 7, 12-13). Amos non si lascia per nulla intimidire al pari del Signore Gesù che, davanti allo scandalo degli scribi, non si lascia fermare nel suo ministero di consolazione e di conforto ponendo una domanda a cui non è facile rispondere senza coprirsi di ridicolo e soprattutto senza cadere veramente in una bestemmia: <Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati e cammina”?> (Mt 9, 5).

Il Signore Gesù sente che in questa situazione di paralisi, c’è qualcosa di profondo che non funziona e bisogna andare a toccare una relazione profonda, quella con Dio, perché il peccato è questa rottura dell’alleanza tra la creatura che siamo e il Creatore capace di paralizzare fino a renderci totalmente dipendenti non nella libertà della relazione bensì nella disumanizzante costrizione. Oggi siamo chiamati a farci carico dei nostri fratelli attraverso l’amore e l’intercessione perché nessuno sia completamente schiavo della paralisi della disperazione, della paura del domani, del terrore davanti al sospetto e alla sfiducia degli altri. Al contrario, Gesù identifica la fedeltà al Signore Dio, con una sempre crescente fedeltà al proprio simile che non può, in nessun modo, essere lasciato a se stesso, ma va aiutato a diventare se stesso.


1. G. DANNEELS, Documentation Catholique 2043 (02/02/1992) p. 141.

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