Crescere

XIII Settimana T.O.

Le parole con cui la Chiesa si rivolge al suo Signore nella festa dell’apostolo Tommaso esprimono il profondo desiderio di camminare dinamicamente sulla via della fede. Infatti, nella Colletta, dopo aver invitato ad esultare, così implora: <per la sua intercessione si accresca la nostra fede, perché credendo abbiamo vita nel nome del Cristo>. Il testo eucologico è capace di esprimere, con la consueta e profonda brevitasdella liturgia latina di tradizione romana, quello che i testi delle Scritture ci permettono di intuire del dramma interiore – così tormentato e così fecondo – che lavora il cuore di Tommaso. Le parole che il Signore Risorto rivolge all’apostolo, che aveva disertato il primo appuntamento alla sera di Pasqua e per il quale sembra ritornare appositamente <otto giorni dopo> (Gv 20, 26), non suonano come una minaccia bensì come una soluzione, un ulteriore possibilità perché <credendo> anche non credenti si cresca nella fede.

Il Signore Gesù, come secondo il vangelo di Luca viene fatto ai discepoli che se ne tornano contristati ad Emmaus, si accosta a Tommaso e con la sua dolcissima mano lo riporta nel seno del gruppo dei discepoli, nel mistero della Chiesa nascente preoccupandosi personalmente di integrare nel cammino di fede anche l’incertezza della fede: <beati quelli che non hanno visto e hanno creduto> (Gv 20, 29). La nuova traduzione italiana delle Scritture preferisce il presente al futuro cui eravamo ormai abituati che si potrebbe anche rendere con <Beati quelli che non vedono eppure credono>. In questo “eppure” è come racchiuso il mistero del dramma della fede senza il quale rischia di non esserci fede ma credenza che si può spingere fino alla credulità comoda o superficiale. Invece in Tommaso, che pure ha accompagnato il Signore Gesù lungo la sua vita avendo persino il coraggio di dichiarare di voler andare a <morire con lui> (11, 16), vediamo crescere la fede e approfondirsi la coscienza della relazione con Colui in cui si crede proclamato ormai come <mio Signore e mio Dio> (20, 28).

E’ interessante osservare come un altro Tommaso, il grande teologo medioevale di Aquino, accosti la formula di beatitudine espressa da Gesù in questo contesto a quella apparentemente opposta riportata da Luca: <Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete> (Lc 10,23). Tommaso d’Aquino commenta: <Merita molto di più chi crede senza vedere che non chi crede vedendo>1. Eppure, potremmo dire che non sono importanti i tempi e i modi del cammino di fede, i quali sono imperscrutabili, le cui vie sono note solo a Dio e spesso ignote a chi pure le percorre e sono tante quanti gli uomini sulla terra 2, l’importante è che – come dice l’apostolo Paolo – la sua forza permetta che <la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore> (Ef 2, 21). Ciò che è in gioco non è la professione di fede oggettiva, ma, attraverso e grazie ad essa, l’esperienza di essere e sentirsi <concittadini dei santi e familiari di Dio> (2, 19).


1. TOMMASO D’AQUINO, Su Giovanni, Lectio XX, VI.

2. J. RATZINGER, Il sale della terra. Un nuovo rapporto sulla fede in un colloquio con Peter Seewald, Paoline 1997, p. 37.

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