Inganno

XXI Settimana T.O.

Siamo nuovamente condotti per mano dal Signore Gesù e forse pure con qualche bastonata al cuore stesso del discorso della montagna e alla logica delle Beatitudini. Queste si possono proprio riassumere con la stessa sintesi che il Signore Gesù ci propone al cuore di questo capitolo non certo facile da digerire: <la giustizia, la misericordia e la fedeltà> (Mt 23, 23). Nella logica e nella struttura del testo sono proprio questi gli elementi fondanti e fondamentali della vita secondo il regno di Dio e sono, per il Signore Gesù come per tutti i profeti, <le prescrizioni più gravi della legge>. Nelle sue parole così taglienti ma così vere, il Signore vuole aiutarci a evitare una sorta di trappola in cui ci imprigioniamo da noi stessi e, proprio per questo, da cui facciamo così tanta fatica a liberarci: l’autoinganno! Analoga è la preoccupazione di Paolo nei confronti dei Tessalonicesi che, come gli scribi e i farisei, rischiano di essere così totalmente presi dal desiderio della <venuta del Signore> (2Ts 2, 1) da dimenticarsi di prepararne le condizioni di reale accadimento <attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità> (2, 13). E l’apostolo, come lo stesso Signore Gesù, ci mette proprio in guardia dal grande pericolo di lasciarci <così facilmente confondere e turbare> e ripete <nessuno vi inganni in alcun modo> (2, 2-3).

Talora, in realtà, questo inganno non viene da fuori di noi ma viene direttamente da dentro di noi! Ogni volta, infatti, che cominciamo a concentrarci troppo su un aspetto e soprattutto se cominciamo a dare troppa importanza agli aspetti più visibili, più chiari, più verificabili della nostra vita di fede ecco che rischiamo di cadere nell’inganno della vuota esteriorità: <guai a voi… che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e di intemperanza> (Mt 23, 25). Il Signore non vuole assolutamente invitarci a presentarci “sporchi”, ma ci esorta a mantenere nella nostra vita l’ordine giusto: <pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto> (23, 26). Del resto a tutti è chiaro come la cosa più importante è che sia pulito l’interno del piatto e del bicchiere perché è da lì che si attingono il cibo e la bevanda. Come pure non sfugge a nessuno che un cibo delizioso presentato in un piatto lercio rischia di creare disgusto e repulsione. Per riprendere Paolo che parla de <il nostro vangelo> (2Ts 2, 14) potremmo dire che questi è proprio l’invito e la forma in cui dare un ordine adeguato alla nostra esistenza e che dovrebbe sempre seguire la via che va dall’interno verso l’esterno e tutto ciò <per il possesso> e la testimonianza <della gloria del Signore nostro Gesù Cristo> (2, 14).

Non possiamo accontentarci né tantomeno illudere noi stessi e gli altri che per essere nello spirito delle beatitudini sia sufficiente pagare <la decima della menta, dell’anèto e del cumino> (Mt 23, 23) ma pur <senza omettere> questi gesti, che aiutano ad orientare la nostra vita e a rammemorarne la direzione profonda, siamo chiamati a vivere di ciò che frère Roger diceva essere il midollo delle beatitudini: “gioia, semplicità, misericordia”. In caso contrario il rischio è terribile: <filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!> (Mt 23, 24)… come ci sentiremmo con un “cammello” in gola? Come ci sentiamo quando <all’interno> (23, 25) del piatto della nostra vita c’è il vuoto di gioia, di semplicità e di misericordia? Siamo semplicemente infelici e senza alcuna <consolazione> e privi di <una buona speranza> (2Ts 2, 16).

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