Vigore
XXIX Settimana T.O. –
Le parole del salmo responsoriale possono essere veramente poste sulle labbra e nel cuore del Signore Gesù: <Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia> (Sal 143, 1). L’apostolo Paolo non esita a consigliare ai credenti e quindi anche a noi: <attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza> e aggiunge <Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere> (Ef 6, 10-11). In un film di Wim Wenders – Il cielo sopra Berlino – nel momento in cui Cassiel si trova a terra – un angelo che a un certo punto si incarna per amore al fine di condividere più da vicino quella vita degli uomini che ha sempre guardato un po’ da lontano – riceve dal cielo subito, come mezzo indispensabile alla sua nuova condizione, un’armatura. L’esortazione dell’apostolo è assolutamente adeguata alla nostra situazione di uomini e donne in cammino verso la vita piena e vera non scevra da pericoli e minacce: <Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere> (Ef 6, 13).
Il Signore Gesù – Verbo eterno del Padre –, assumendo la nostra carne e accettando di condividere fino in fondo la nostra storia, non si sottrae a questa legge della vita che tutti ci accompagna e, per questo, non si lascia intimidire da quei farisei che sembrano volergli dare un buon consiglio: <Parti e vattene, perché Erode ti vuole uccidere> (Lc 13, 31). Per questo tipo di uomini solo il fatto che ci sia la probabilità che qualcuno ti voglia <uccidere> dovrebbe indurre a fare di tutto per salvarsi la pelle fuggendo. Non così per il Signore Gesù, il quale non solo non si fa intimorire, ma – davanti alla minaccia – sembra indossare <l’armatura di Dio> di cui parla Paolo: la capacità e la volontà di resistere alla <volpe> (13, 32) dell’inganno che si annida in ogni meccanismo di potere. Invece di fuggire, il Signore Gesù si dichiara senza mezzi termini: <il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme> (13, 33).
Ogni volta che la <volpe> dell’intimidazione e del minaccioso inganno penetra nelle <vigne in fiore> (Ct 2, 15) del nostro cuore per guastare la nostra fiducia e farci cambiare orientamenti, non ci resta che pregare <incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza> con un fine particolare <quando apro la bocca mi sia data una parola franca per fa conoscere il mistero del vangelo> (Ef 6, 18-19). La franchezza, infatti, non può che rafforzare il nostro coraggio interiore e mettere in fuga tutti quei pensieri e fobie che ci rendono pusillanimi e fuggitivi. Vi sono dei passaggi della vita – talora assai dolorosi – a cui non possiamo sottrarci <fino al tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”> (Lc 13, 35). Fino al tempo in cui il Signore Gesù avrà <finito> in noi e nell’intera umanità la sua opera di salvezza… compiendo così il suo <dovere> (Ef 6, 20).





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!