Non basta!

XXVIII Domenica del T.O. –

È come se qualcuno si presentasse ad una festa di matrimonio in pantaloncini corti e bandana, oppure in abito da lavoro e un paio di ciabatte…! Tutti sarebbero un po’ imbarazzati e difficilmente si accetterebbe la giustificazione secondo cui basta l’intenzione e che non bisogna formalizzarsi perché l’importante è il cuore e il desiderio di festeggiare e rallegrarsi con gli sposi. In realtà, non basta l’intenzione di essere presenti ad una <festa di nozze> (Mt 22, 2), è necessario entrare nella dinamica della festa che è il risultato dell’apporto generoso e coinvolto di ciascuno. Un’altra parabola viene raccontata dal Signore Gesù e si rivolge ancora una volta in modo diretto ai capi dei sacerdoti e ai farisei.

In realtà le parabole sono due! Una riguarda coloro che invitati per primi <non se ne curarono> (22, 5) affatto e non solo disertarono l’invito, ma maltrattarono fino ad uccidere coloro che erano latori di una parola assolutamente innocua e priva di ogni minaccia: <Venite alle nozze!> (22, 4). L’altra invece riguarda uno dei tanti cui è stato rivolto l’invito e si è precipitato nella stanza nuziale, forse si è lanciato famelico sul banchetto senza indossare <l’abito nuziale> (Mt 22, 11). Nell’uno e nell’altro caso la conseguenza è assai forte! Nel primo caso il re <mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città> (22, 7). Nel secondo caso il re ordinò <Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre, là sarà pianto e stridore di denti> (22, 13). La conclusione della parabola vale per ambedue le mini-parabole: <Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti> (22, 14). Non si tratta certo di distinguere i buoni dai cattivi, visto che al cuore della parabola si trova una parola che non bada a catalogare gli invitati: <tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze>. Infatti, si aggiunge che i servi obbedienti al loro padrone e agendo secondo le sue intenzioni: <radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali> (22, 9-10).

L’aspetto su cui il Signore Gesù vuole attirare l’attenzione è che non è la nostra dignità a farci oggetto della chiamata di Dio, ma è la chiamata di Dio a darci una dignità nuova che permette alla nostra vita di assumere una piena dignità. Ecco perché sia nel caso dell’invito mancato che nel caso della tenuta inadeguata, si rivela e si stigmatizza un’incapacità a cogliere la portata del dono che ci viene fatto. Facendo così, più o meno consapevolmente, non si coglie l’invito alle nozze che è sempre un appello ad uscire da se stessi per aprirsi a qualcosa di nuovo che eccede dai nostri programmi, dalle nostre aspettative, dalle nostre abitudini e persino dalle nostre economie. Ce lo ricorda il profeta Isaia quando dice <poiché la mano del Signore si poserà su questo monte> (Is 25, 10). Si tratta del monte della nostra vita in tensione davanti a cui e per cui il Signore continua ogni giorno a preparare una <mensa sotto gli occhi> (Sal 22, 5) dei nemici della nostra gioia. Potremmo fare nostre le parole dell’apostolo: <so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà forza> (Fil 4, 12-13).

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *