Casa
II Settimana T.O. –
In due brevi versetti, l’evangelista Marco ci mette di fronte ad un problema relazionale e di intesa che si aggiunge a quelli che già il Signore Gesù sta vivendo a motivo dell’opposizione degli scribi e dei farisei. Il testo annota che <i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo> (Mc 3, 21). Non è chiaro, se all’origine del turbamento dei familiari di Gesù ci sia il fatto che troppa gente continuamente gli richieda così tanta attenzione da ritenere che ciò lo stanchi troppo, oppure per un particolare che non deve sfuggirci e che viene accuratamente ricordato ed evidenziato da Marco: <entrò in una casa> (3, 20). Forse, pur senza necessariamente tralasciare la giusta preoccupazione per Gesù da parte dei suoi familiari, ciò che turba e allarma di più è che l’”Augusto Congiunto” si possa trovare a proprio agio e compiere i segni di salvezza e di guarigione in una <casa> che non è quella o una di quelle della sua famiglia di origine.
Questo è talmente inammissibile da indurre i suoi familiari ad esprimere su Gesù un giudizio pesante: <E’ fuori di sé> (3, 21). Perché mai Gesù dovrebbe entrare <in una casa> diversa e, soprattutto, non sarebbe meglio rimanere sotto la protezione e dando protezione, privilegio e lustro alla sua famiglia? Questo brevissimo e raro passo del Vangelo che ci parla dei familiari di Gesù, in realtà è qualcosa che tocca e interroga profondamente la nostra vita di discepoli e richiama ad un serio esame di coscienza la Chiesa che rischia di ritenersi l’unica “casa” in cui il Signore operi e doni la salvezza. La vigilanza non sarà mai troppa per non cadere nella stessa trappola in cui si ritrovano i familiari di Gesù tanto da accusarlo di essere <fuori di sé> solo perché vive “fuori” dai confini visibili dei legami, degli affetti, delle consuetudini e delle costrizioni. In realtà, non è Gesù ad essere pazzo, ma siamo noi, forse, a rischiare di impazzire davanti alla libertà e alla generosità del Signore che non si lascia imprigionare in nessuno schema e non si lascia ridurre a nessun progetto o strategia.
Quella che troviamo nel Vangelo è una piccola foto di famiglia che potrebbe anche essere ritenuta una piccola foto di Chiesa! Il Signore Gesù deve affrontare l’ostilità e l’incomprensione della sua famiglia, la più difficile! Eppure, Gesù rimane uguale a se stesso, libero e fedele al suo eccesso nell’amare. Ritroviamo lo stesso eccesso nella reazione di Davide alla notizia della morte degli eroi che spingono non a rallegrarsi perché la strada verso il potere non avrà ormai più ostacoli, ma a fare memoria dell’amicizia di Gionata <più preziosa di amore di donna> (2Sam 1, 26). L’amore, e non il potere, è al cuore della missione e dell’identità di Gesù e questo è un principio che, come discepoli e come Chiesa, dobbiamo continuamente imparare e con cui si deve avere il coraggio di confrontarsi e verificare le scelte, le reazioni, i timori… che continuamente sorgono nei nostri cuori.




